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Storia di Oscar Niemeyer, lo scultore di monumenti

In occasione di una mostra che lo celebra, ricordiamo il grande architetto brasiliano, che ha reso morbido e fluido il cemento armato

oscar-niemeyer-biografia-progetti
Getty Images

Più che un architetto, è stato un grande “scultore di monumenti”, un visionario capace di piegare il cemento armato in onde audaci e sensuali: Oscar Niemeyer, scomparso nel 2012 alla veneranda età di 104 anni, ancora oggi non smette di stupire, attraverso le sue opere iconiche e i suoi disegni ispirati. Alcuni di questi sono stati raccolti da Nicoletta Trasi in una mostra dal titolo “Oscar Niemeyer. Memoriali”, che resterà aperta fino al 12 gennaio, presso la Galleria Candido Portinari - Palazzo Pamphilj - Ambasciata del Brasile a Roma. Un'occasione per ripercorrere i lavori del celeberrimo architetto brasiliano, con una particolare attenzione ai suoi memoriali, progettati dagli anni Settanta ai Duemila, che rivivono in una serie di schizzi inediti, accompagnati dalle fotografie di Leonardo Finotti. Contestualmente, verrà proiettato il film “Oscar Niemeyer, an architect committed to this century” del regista belga Marc-Henri Wajnberg.

1986 Monumento Tortura Mai Più - Rio de Janeiro

Schizzi inediti di Oscar Niemeyer © Fundação Oscar Niemeyer by SIAE 2017 - Coleção Oscar Niemeyer - Rio de Janeiro

Promosso dal Dipartimento di Architettura e progetto della Sapienza, in collaborazione con l’Ufficio culturale dell’ambasciata del Brasile, la Fundação Oscar Niemeyer di Rio de Janeiro, l’Ordine degli architetti e la Casa dell’architettura di Roma, l'evento ci fornisce il pretesto per ricordare un genio dell'architettura del Novecento, che ha cambiato le regole della progettazione moderna, dandogli un'impronta unica e immediatamente riconoscibile. Oscar Niemeyer nasce a Rio de Janeiro il 15 dicembre 1907. È un giovane idealista e bohemien, quando decide di iscriversi all'Escola de Belas Artes, da cui esce laureato nel 1934. L’architettura che vede in giro per le strade non gli piace, l'idea di renderla migliore lo entusiasma, per questo si offre di lavorare gratuitamente nello studio di Lúcio Costa e Carlos Leão. È attraverso di loro che entra in contatto con Le Corbusier: un incontro fondamentale, quello con il capostipite del funzionalismo, destinato a cambiargli la vita. Il primo progetto congiunto è la costruzione del nuovo Ministero dell'Educazione e della Sanità di Rio, incaricato di modellare il “novo homem, Brasileiro e moderno”. Completato nel 1943, l'edificio è il primo grattacielo della nazione, e sintetizza alla perfezione i principi del nascente movimento modernista brasiliano: i materiali e le tecniche utilizzate rimandano alla tradizione, come le piastrelle (azulejos) e i brise-soleil, rivisitati e collegati ai dispositivi ombreggianti dei mori dell'architettura coloniale; a questo si aggiungono i colori vivaci, i giardini tropicali e le opere di artisti locali.

Già affermato in patria, Niemeyer diventa un nome di spicco sulla scena internazionale quando nel 1939 disegna, con Lúcio Costa, il padiglione brasiliano al New York World's Fair. L'opera parla un linguaggio nuovo, fatto di luminosità e fluidità spaziale, piani aperti, curve e muri liberi, a contrasto coi rigidi stilemi dell'architettura modernista: comincia già a delinearsi qui l'approccio poetico e alternativo di Neimeyer alle geometrie squadrate dello stile internazionale dominante.

"Non è l'angolo retto che mi attrae, né la linea diritta, dura, inflessibile, creata dall'uomo. Quello che mi affascina è la curva libera e sensuale: la curva che trovo sulle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde dell'oceano, nelle nuvole del cielo e nel corpo della donna preferita".

Pur restando un convinto difensore dell'utilitarismo in architettura, Niemeyer nutre le intuizioni razionaliste di Le Corbusier con le suggestioni della sua terra: le sue creazioni non hanno la blocky coldness di certe opere funzionaliste, ma una sorta di vibrante lirismo plastico, che affonda le radici nel barocco brasiliano. New York se ne innamora: prima il sindaco Fiorello La Guardia omaggia Niemeyer con le chiavi della città, poi nel 1947 gli commissiona i lavori per il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, un altro progetto magistrale, firmato a quattro mani con Le Corbusier. Intanto in patria sta prendendo forma il complesso Pampulha, ovvero un pezzo di città, a nord di Belo Horizonte, che diventa teatro di sperimentazione e innovazione: ne fanno parte un casinò, una discoteca, un ristorante, uno yacht club, un golf club e un hotel, adagiati intorno a un lago artificiale. C’è persino una chiesa iperboloide, rigorosamente moderna anch'essa, troppo per i canoni ecclesiastici, tant’è vero che dovrà attendere oltre dieci anni per essere consacrata.

Pampulha, per Niemeyer, è un punto di svolta e insieme un avamposto da cui combattere la monotonia dell'architettura contemporanea. Contro i dogmi fuorvianti di forma e funzione, l'architetto brasiliano schiera le nuove tecnologie, che permettono di portare il cemento armato a livelli ancora inesplorati. Plasmare la materia, modellarla come fosse creta, per liberare linee sinuose e morbide: questa diviene la sua ossessione.

È nel 1951 che l'originalità delle sue curve si impone su scala mondiale. In quell'anno disegna a San Paolo il Parco Ibirapuera, con la sede della Biennale e la Oca, una struttura circolare che evoca le capanne degli indios, e l'edificio Copan. Cinque anni più tardi, insieme a Lucio Costa, vince il concorso per il piano pilota della nuova capitale, che sostituirà Rio de Janeiro. È Brasilia, il progetto di una vita, una “città ideale” come quelle immaginate dagli artisti del Rinascimento, cui Neimeyer si dedicherà anima e corpo fino al 1964. Mentre Lucio Costa si incarica di tracciare la pianta, Niemeyer tiene per sé gli edifici: i più famosi sono il Palazzo dell'Alvorada e quello del Planalto, destinati ad ospitare il presidente della repubblica, il Congresso, con le sue iconiche cupole, convessa e concava, il palazzo di Itamaraty, sede del ministero degli esteri, e soprattutto la cattedrale, ancora oggi considerata il capolavoro di Niemeyer: "Ho evitato le soluzioni delle vecchie cattedrali buie, che ricordano il peccato. Al contrario ho fatto scura la galleria di accesso alla navata, e questa l'ho voluta tutta illuminata, colorata, rivolta con le sue belle vetrate allo spazio infinito". Brasilia è molto più di una città, è l'utopia socialista che si inscrive nel cemento, un'oasi egualitaria fatta di spazi ampi e linee pure, dove tutti gli edifici appartengono allo stato e operai e alti funzionari vivono fianco a fianco, senza distinzioni. Il simbolismo moderno va a braccetto con la dottrina comunista, di cui Niemeyer è strenuo sostenitore già dal 45. Ma la storia prende ben presto un'altra direzione. Un colpo di stato rovescia il governo in carica nel 64, istituendo una dittatura che durerà vent'anni. A causa delle sue idee, Niemeyer diventa persona sgradita: il suo studio è preda dei vandali, la sede della rivista che coordina viene distrutta, i progetti si arenano, i clienti scompaiono. E così l'architetto è costretto all'esilio.

 

1976 Memoriale Juscelino Kubitschek - Brasilia

Fotografia di Leonardo Finotti 2007©

Parigi lo accoglie a braccia aperte e dal suo nuovo Atelier sugli Champs Elysee Niemeyer continua a scolpire il mondo a modo suo: firma tra le altre cose la Sede del Partito Comunista Francese, la moschea di Penang in Malesia, e l'Università di Costantina ad Algeri. Approda anche in Italia, dove nel 68 realizza il quartier generale della Mondadori a Segrate, da lui reputato il suo edificio più bello, una sfida coraggiosa, vinta contro i pareri di molti. “Anche alla Mondadori si respirava un clima di audacia e innovazione”, racconterà al Corriere della Sera anni dopo. “Non funzionerà, dicevano. Invece riuscimmo a fare una cosa molto nuova, con gli spazi di forma irregolare tra le colonne. Nell'architettura il vuoto è importante quanto il pieno, per dare armonia all'insieme. E poi lo spazio interno senza divisioni fu una scelta di democrazia. In Brasile sarebbe stato impossibile costruire un palazzo di giornalisti senza la stanza del direttore, quella della segretaria…”. La stagione dell'esilio è dolorosa ma fertile. Niemeyer disegna e viaggia senza sosta, visita Cuba e l'Unione Sovietica, conosce i leader comunisti e di alcuni diventa amico. Sarà Fidel Castro a certificarne la coerenza politica, affermando: "Niemeyer ed io siamo gli ultimi comunisti". Per tornare a casa deve attendere la fine della dittatura, a metà degli anni ottanta. Mentre il mondo dell'architettura lo onora con il premio Pritzker nell’88, il suo paese lo risarcisce del torto subito assegnandogli una cattedra all'Università di Rio. In questi anni progetta il Memoriale Juscelino Kubitschek (1980), il Pantheon (1985) e il Latin America Memorial (1987). Qui trova posto una bellissima scultura raffigurante una mano lesionata, dove i contorni della ferita ricalcano l'America Centrale e il Sud America.

 

1987 Memoriale dell’America Latina - Sao Paulo

Fotografia di Leonardo Finotti 2007©

Nel 1996, all'età di 89 anni, Niemeyer disegna quello che per molti è il suo capolavoro: il Museo d'arte contemporanea di Niterói (città vicina a Rio de Janeiro). L'edificio se ne sta in bilico su una roccia, come se non volesse “disturbare” il paesaggio. Non costruito, ma posato delicatamente di fronte a una baia mozzafiato, per lasciare una traccia minima nella natura. Sempre nel 96, riceve il Leone d'Oro della Biennale di Venezia, e nel 2000 disegna il progetto dell'auditorium di Ravello, inaugurato nei primi mesi del 2010. Continua instancabilmente a lavorare fino alla fine dei suoi giorni nello studio di Copacabana, da cui si vede la spiaggia, e trova anche il tempo di sposarsi, quasi centenario, con la sua segretaria, più giovane di lui di 38 anni. I suoi ultimissimi progetti prima di morire sono una scultura raffigurante una tigre con la bocca aperta e un combattente che solleva la bandiera cubana contro il blocco da parte degli Stati Uniti. La scultura e l'impegno politico: lasciti più che mai appropriati e pilastri di una vita intera, trascorsa sempre controcorrente, coltivando l'architettura come una forma d'arte e la fantasia come ricerca di un mondo migliore.

Leggi anche → I 15 musei più belli del mondo

www.casadellarchitettura.it/mostre/oscar-niemeyer-memoriali


di Elisa Zagaria / 3 Gennaio 2018

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