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Le creazioni in pietra ollare di Maddalena Selvini: un omaggio alla tradizione

Pentole, vasi, ciotole, tazze. La giovane designer milanese racconta in un'intervista il progetto S.Pot e la riscoperta di antiche consuetudini

È attraverso pentole, vasi e tazze in pietra ollare che la giovane designer Maddalena Selvini intende raccontare storie del nostro passato, recuperando antiche memorie e gesti, come ad esempio riunirsi intorno al camino e cuocere sopra la stufa. Immagini nostalgiche che hanno ispirato il progetto S.POT, presentato recentemente ad Operae, Independent Design Festival 2015.
Maddalena Selvini inizia il suo percorso come designer nel 2006 presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano e poi alla Saint Martins di Londra. Nel 2007 frequenta un BA di design alla NABA di Milano e nel 2014 si laurea presso la Design Academy di Eindhoven, dove si avvicina al mondo dell’alto artigianato. Maddalena è una designer intuitiva, che si spinge oltre il classico modo di fare prodotto. Il suo processo di progettazione parte dall’osservazione del mondo circostante e da atavici ricordi, che appartengono spesso ad una memoria dimenticata. Indaga il rapporto tra la storia e la società contemporanea, combinando perfettamente sapere della tradizione e esigenze moderne. Design essenziale e ricerca sono i suoi tratti distintivi, dove le materie prime diventano protagoniste assolute e tema di costante reinterpretazione, per dar vita ad oggetti che appartengono alla nostra terra, alle nostre tradizioni e ritrovare una dimensione umana oltre che estetica.
Le abbiamo chiesto di raccontarci il progetto S.POT.

Come è nato questo progetto?
Ho trovato delle vecchie foto di come i contadini una volta (non poi tanto tempo fa) affrontavano l’inverno e ho provato una sorta di nostalgia. Il freddo li spingeva a riunirsi intorno ad un unico punto centrale della casa, attorno al quale si svolgevano tutte le attività.

Cosa distingue questi pezzi?
Sicuramente il materiale, che purtroppo non tutti conoscono: la pietra ollare. Poi  la tecnica di alto artigianato che compone tutti gli elementi. Infine, l’uso originale di una pentola che vuole imitare il concetto della stufa e quindi quest’aurea malinconica e viva che li accompagna.

Qual è l’obiettivo di S.POT?
Raccontare una storia e ricordare a noi tutti che forse ogni tanto sarebbe buono fermarsi intorno a un fuoco, o a una pentola in questo caso. S.Pot vuole istigare le persone a concedersi il tempo di una lunga pietanza invernale, dalla preparazione alla consumazione collettiva.

Quale processo di autoproduzione segui?
Sono in contatto con degli artigiani in Valtellina che producono per me le pentole e con dei ceramisti per le le ciotole, realizzate con gli scarti in polvere della pietra. Li seguo in tutto il processo di fabbricazione.

C'è stato un incontro significativo?
Per il mio lavoro sono stati decisivi i mesi vissuti a Oaxaca, in Messico. Là ho affiancato artigiani professionisti di tutte le arti e mi sono accorta che imparavo di più lavorando con loro e per loro che il contrario, come purtroppo spesso accade. Quindi posso dire che non si è trattata di un incontro specifico a cambiare il mio approccio al design, ma il risultato di un lungo viaggio che mi ha portata a conoscere posti, usi e tradizioni che prima ignoravo e che dopo poco facevano già parte di me.

Cosa hai mente per il futuro?
Vorrei continuare a progettare seguendo questa linea di pensiero e scovare tutte quelle situazioni altamente italiane che ci ricordano chi siamo e da dove veniamo, dall’artigianato alle tradizioni.

maddalenaselvini.com

SCOPRI OPERAE 2015:

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Intervista ad Angela Rui, curatrice dell'edizione 2015 di Operae 2015


di Marilena Pitino / 12 Febbraio 2015

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