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Le poltrone più strane? I nidi per umani di Porky Hefer

L’artista sudafricano ci raccontai suoi nidi 100% handmade a forma di animali della savana, ma non solo, in mostra a New York

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Il designer e artista sudafricano Porky Hefer presenta The Heart of Lightness, la sua mostra personale di nidi umani a New York.

Le poltrone più strane della London Design Biennale lo scorso settembre erano quelle di Porky Hefer, che ci aveva divertito con i suoi "nidi umani" a forma di animali della savana, che pendevano giganteschi dal soffitto del padiglione del Sud Africa.

Oggi, il designer si racconta ancora al mondo attraverso il suo lavoro, in una mostra personale nel centro di Tribeca, a New York, curata da R & Company, visitabile fino al 23 Febbraio 2017. Il titolo "The Heart of Lightness" (il cuore della leggerezza), decisamente curioso, ci ha spinto ad intervistarlo per comprendere al meglio il suo lavoro.

Una mostra sui nidi umani. Perchè?
L'obiettivo principale per me era sfidare la percezione, errata, della gente sui prodotti provenienti dall'Africa.
La maggior parte delle persone vedono questo Paese come un nuovo mercato senza storia, e poichè è da lí che io provengo, vorrei spiegare quanto profonde e ricche di saper fare siano le tecniche tradizionali di produzione di cui mi sono avvalso per realizzare le opere esposte.
Interagire con un pezzo gli conferisce una marcia in piú, perché é cosí che spesso riesce ad entrare nel cuore di chi lo guarda.

E qual è stata la reazione del pubblico?
Divertita. Un insieme di sorrisi e risate, e una serie di comportamenti istintivi, soprattutto da parte delle donne.

Come è nata l'idea di creare dei nidi per gli uomini?
Inizialmente stavo semplicemente studiando il comportamento degli uccelli per comprendere le loro tecniche di costruzione. Poi, ho realizzato quanto fosse spesso necessario per ognuno di noi avere un proprio spazio dove ritirarsi, meditare, e sentirsi sospesi rispetto alla terra, piuttosto che radicati.

 
Dove trovare i materiali per costruire i nidi? E come hai imparato?
Trovo tutto nelle vicinanze del mio ufficio a Cape Town.
L'idea era quella di cercare dei materiali reperibili e di sfruttare le tecniche artigianali che ho imparato qui.
Quando utilizzo la pelle, lavoro con Geert e Richard di Woodheads, commercianti in pelle locali, quando utilizzo la rafia, mi aiuta Chamu, un amico dello Zimbabwe.
La maggior parte dei nidi sono in risultato di migliai di steli di piante intrecciati che avvolgono telai in acciaio. Spesso altri elementi, come erbe secche, foglie di tessuto e pannelli in rattan, diventano elmenti decorativi.

L'idea del nido evoca concetti molto primordiali, in un'epoca in cui si guarda sempre e solo al futuro. Qual è, secondo te, il futuro del design?
Credo che ci sarà molta più attenzione per il fatto a mano e la produzione locale.

E nel tuo futuro, cosa c'è?
Il mio futuro è qualcosa che io non conosco e che lascio evolvere naturalmente.
Per ora sono davvero felice per la mostra di New York e non vedo l'ora di vedere dove mi porterà.
Ciò che voglio continuare ad approfondire sono le installazioni in spazi specifici, anzichè produrre oggetti che si adattano a qualsiasi spazio.Voglio tornare a viaggiare di più e lavorare con gli artigiani di tutto il mondo per cercare nuovi stimoli.
Emigrare, come fanno gli uccelli.

Il tuo più grande sogno?
Progettare il Serpentine Pavillion a Londra.

www.r-and-company.com


di Valentina Mariani / 2 Febbraio 2017

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