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Intervista a Maximilian J. Riedel, il rampollo del vetro

In occasione dei 260 anni dell’azienda che produce bicchieri da degustazione, parliamo di enologia & design con il Ceo dell’azienda austriaca

Classe 1977, Maximilian Josef Riedel è un giovane imprenditore con una cultura del vetro che attraversa quasi tre secoli di storia e di Europa. Presidente e Ceo di Riedel Crystal, azienda austriaca che produce calici da degustazione, fondata da Johan Leopold Riedel nel 1756 in Boemia, è l’esponente dell’undicesima generazione incaricato di condurre l’attività di famiglia verso nuovi successi. Migliorare è sempre un obiettivo perseguibile, certo è che con quelli raggiunti da bisnonni e trisavoli, per il giovane rampollo sembra davvero una sfida.

Si perché Mr Maximilian eredita un brand leader assoluto nella produzione di bicchieri funzionali, con un tasso di esportazione pari al 97%.
Ma cosa sono i bicchieri funzionali? «Si tratta di calici la cui forma nasce per esaltare tutte le caratteristiche organolettiche del vino che scegliamo di bere», ci racconta l’imprenditore. La paternità dell’intuizione, ancora oggi punto nodale del manifesto progettuale di Riedel, è del professore Claus Josef (nona generazione). «Mio nonno era un eccentrico visionario: è stato il primo nella storia dell’enologia a sancire che solo un bicchiere dal diametro e dalle dimensioni ben proporzionate può garantire la perfetta degustazione di un vino».

Maximillian è un uomo determinato, orgoglioso e fiero delle sue origini e del percorso fatto dai suoi antenati. Non lascia spazio a concessioni stilistiche. «Solo lavorando in collaborazione con i viticoltori di tutto il mondo Claus J. ha scoperto come bouquet, gusto, equilibrio e finale della mescita siano ampliamente inibiti e modificati da un segno progettuale scriteriato». E’ così che nel 1973 a Orvieto viene presentata Sommeliers: una linea in vetro sottile e dallo stelo lungo. Realizzato a mano con soffiatura a bocca. Dall’intuizione all’invenzione: nel 1986 il padre di Maximilian, Georg, lancia Vinum, i primi bicchieri in cristallo dedicati ciascuno a uno specifico vitigno, soffiati però a macchina. Riedel si apre così al mercato democratico forte di un’idea di segno che potremmo definire meno autoriale e molto professionale.

«Quando nel 2013 mi hanno affidato le redini dell’attività, ero appena rientrato da New York, dove per dieci anni mi sono occupato del mercato americano. L’esperienza l’ho maturata sul campo: nelle fabbriche e nelle fornaci. Soprattutto quelle di Murano, dove a 16 anni mi ha spedito mio padre per imparare più che i trucchi la magia del mestiere. Il design? Se conosci le varietà d’uva sei in grado di progettare nel modo corretto. E’ così che nel 2004 è nata O, la mia prima serie senza stelo». Uno shock per il mondo della ristorazione abituata a servire il vino nel calice? «Direi di no. Con Riedel Veritas, per esempio, un modello più alto del 15% e più leggero del 25% rispetto a quello disegnato da mio padre, abbiamo ottenuto risultati spettacolari. Ogni pezzo, realizzato industrialmente, è stato modellato per soddisfare specifiche uve». Ecco allora serviti ad hoc nelle tavole di tutti, il Cabernet Sauvignon, lo Chardonnay, il Riesling e il Pinot Noir.

«Aggiungo che sto combattendo anche la mia personale battaglia contro il Flute. Lo champagne è un vino e come tale deve essere trattato. Ecco perché il nostro Calice da vino Champagne ha un diametro più generoso. Proprio per consentire al vino di esplodere gli aromi. E di raggiungere il punto di massima effervescenza: lo sparkling point».  E già solo per scoprire la consapevolezza dell’esperienza, varrebbe la pena provarlo.

www.riedel.com

 

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di Paola Carimati / 11 Luglio 2016

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