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Aspettando la seconda edizione di One Torino

Intervista a Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini, curatori della mostra Shit and Die: da Beyoncé a Carlo Mollino

Inaugura domani, 5 novembre, alle ore 18.30, Shit and Die: l’esposizione parallela alla fiera di Artissima, curata da Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini, è la seconda edizione di One Torino, progetto di museo diffuso in città.

L’attesissima mostra, che sarà visibile fino all’11 gennaio a Palazzo Cavour, è stata definita come una sorta di speleologia della città. Ne abbiamo parlato con il trio curatoriale.

Che cosa avete scoperto a Torino?
Fin dall’inizio ci siamo interessati alle storie che sentivamo in giro, a partire da quelle raccontate dai tassisti: dei Caronte che ci hanno traghettato dritti dritti nei gossip storici e in quelli recenti. Ai fatti storici della Torino industriale e ai luoghi comuni sulla città abbiamo preferito le storie delle umane vicende torinesi, e le cicatrici che hanno lasciato. Sin dalle prime visite ci siamo trovati di fronte a personaggi che non c’era bisogno di cercare: già a Palazzo Cavour ad esempio ci aspettava Camillo Benso Conte di Cavour con sua cugina Virginia Oldoini, la contessa di Castiglione. Ci interessava esplorare un’altra verità della città, quella dei segreti e dei racconti. Ogni visita ci offriva nuove conoscenze: un serial killer impiccato sulla forca di Torino per aver confezionato salsicce con la carne delle sue vittime, l’architetto Carlo Mollino e la sua passione/ossessione per i nudi femminili, l’artista Aldo Mondino con il suo modo miope e speciale di vedere il mondo, e non poteva mancare Gustavo Rol, ovviamente. Sono tutti diventati personaggi di un racconto per immagini sulla città, fatto da tre stranieri come noi.

La mostra è articolata in 7 sezioni. Volete indicarne una in particolare?
Diciamo che ogni parte della mostra mette in relazione un oggetto, una figura o un evento torinese con una problematica più ampia trattata dagli artisti di quel settore. Ce n’è una che crediamo sia molto attuale, in un periodo in cui un femminismo rinnovato è parte dello zeitgeist (si pensi solo al fenomeno Beyoncé, o all’ultima sfilata di Karl Lagerfeld, per citare fatti recenti): ci è sembrato interessante partire da una punto di vista totalmente maschile sulla donna. A Torino l’abbiamo trovato delle bellissime fotografie scattate dall’architetto Carlo Mollino negli anni ‘60, di cui esporremo una selezione. In dialogo/scontro con le sue Polaroids abbiamo cercato (alla Collezione La Gaia a Busca, ad esempio) opere in cui il punto di vista femminile sul proprio corpo fosse centrale. In questa sezione avremo lavori di artiste della generazione di Mollino (Carol Rama, Dorothy Iannone, Valie Export, Natalia LL ecc) e di artiste più giovani (Tala Madani, Andra Ursuta, Dasha Shishkin) per le quali Shit and Die portava anche il senso di una certa umiliazione, imposta alle donne nei loro rispettivi paesi di origine. Tutto questo è in qualche modo sono legato alla pubblicazione che accompagnerà la mostra. In cover ci sarà una pubblicità di Olivetti, che all’uscita era stata duramente contestata per maschilismo. Nella campagna, poi ritirata, una donna prende appunti su una macchina Olivetti e lo slogan recita: Who is the Olivetti girl?. Allo stesso tempo il sogno utopico di Olivetti è in mostra con i mobili della cosiddetta Talponia, l’unità residenziale per i dipendenti dell’azienda di Ivrea progettata alla fine degli anni ‘60 dagli architetti Gabetti e Isola. Insomma tutto è connesso da un unico filo rosso.

Qual è la funzione del blog tumblr che accompagna l’esposizione?
Volevamo che la mostra si estendesse al di fuori dello spazio espositivo, e per questo abbiamo sviluppato diversi progetti paralleli. C’è ad esempio il video realizzato dall’artista Yuri Ancarani e coprodotto da SKY arte sulla figura di Carlo Mollino, evocato a cena tramite una seduta spiritica. Abbiamo costruito una rivista che non ha niente a che vedere con un catalogo classico, ma piuttosto è la continuazione della mostra, una sorta di stanza mancante, con contributi inediti degli artisti e testi commissionati a scrittori che esplorano alcuni temi portandoli fuori da Torino, verso altri orizzonti. Ad esempio siamo partiti dall’ossessione per la propria immagine della Contessa di Castiglione, una Cindy Sherman ante litteram, per arrivare ad una riflessione sulla pratica fotografica post-internet: i selfie, Instagram, riletti alla luce dei saggi di Roland Barthes da Mark Alizart, uno scrittore che si interessa di “pop filosofia”.

Allegata alla rivista ci sarà una zine, prodotta da Ari Marcopoulos, che documenterà il making-of della mostra. Anche il tumblr fa parte di questa logica: lì ci sono immagini che ci siamo scambiati durante la preparazione della mostra, e che hanno contribuito a nutrire il nostro immaginario, anche se non in maniera diretta. Non è costruito come la rivista, ovviamente. È una cosa più leggera, che ci permette di arrivare a un pubblico diverso da quello legato all’amore per la carta stampata.

Sito:
http://www.artissima.it/


di Annalisa Rosso / 4 Novembre 2014

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