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"Torno a Seoul dopo 10 anni", intervista a Dohyun Kim, giovane designer coreano

Dopo dieci anni in Europa, il progettista d’interni è tornato a vivere e a lavorare nella città natale. Com’è cambiata la Corea del Sud?

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Il designer coreano Dohyun Kim

Seoul, cosa vedere nella capitale della Corea del Sud? La città appare sempre più spesso nei notiziari politici internazionali e nel 2018 ci sarà un motivo in più per parlarne poiché ospiterà il Giochi Olimpici invernali. E proprio a Seoul dove è nato nel 1984 e dove ha concluso gli studi, è tornato Dohyun Kim. Si era trasferito a Milano per laurearsi in interior design al Politecnico di Milano con una tesi sugli alloggi pubblici per giovani e anziani. Dopo la laurea, aveva lavorato in Francia al Domaine de Boisbuchet per l'organizzazione del fitto programma estivo di workshop di design. Tornato in Corea del Sud, ha aperto un bistrot nella capitale, nella zona super trendy di Gangnam, coniugando design e food, oltre a lavorare come progettista di spazi espositivi e commerciali.

Sei tornato a vivere e lavorare in Corea del Sud dopo dieci anni trascorsi in Europa: che cosa è successo nel frattempo?

La Corea dove sono nato e cresciuto era molto simile alla Cina in via di sviluppo. Al mio ritorno ho trovato molti cambiamenti, non solo a livello urbanistico, ma nella mentalità stessa delle persone. E’ andato perso quel concetto di comunità, del vivere insieme che ci contraddistingueva, a favore di un'individualità imperante.

Negli ultimi due decenni il paese ha attraversato trasformazioni enormi anche a livello urbanistico e di infrastrutture di servizio. È cambiato lo stile di vita e le case non sono più luoghi dove vivono tre o più componenti della stessa famiglia, non c’è più richiesta per appartamenti di grandi dimensioni. Ci si deve spostare per trovare lavoro e si va a vivere da soli. Si parla sempre più spesso di “staycation”, si lavora sempre meno negli uffici, trionfa lo shopping online anche per l’acquisto di generi alimentari. Un detto coreano esprime bene questo atteggiamento: "Il tempo lontano da casa equivale ad aumentare i problemi". Lo stare a casa ha però favorito l'interesse dei coreani per il proprio spazio domestico, per decorarlo e personalizzarlo, grazie anche a internet dove trovano tutorial per il fai-da-te e scoprono i materiali più idonei per opere di manutenzione e ristrutturazione. Forse gli interior designer non sono più necessari!

L'ingresso del rice cake shop (tteok) Dosuhynag a Seoul.

Come descriveresti l'Atelier Dosuhyang che hai aperto a Seoul sia dal punto di vista del design d'interni, sia dell'offerta gastronomica?

Per oltre dieci anni in famiglia avevamo un'attività di vendita di tradizionali dessert coreani. Un luogo misterioso dove gli ordini avvenivano solo per telefono e che chiudeva quando le prenotazioni si esaurivano. La qualità del prodotto era alta, ma il packaging e il design lasciavano a desiderare. Quando sono tornato dall'Europa e mia sorella dal Giappone, abbiamo deciso di aprire un bistrot e bar à dessert di nuova ispirazione. Tre erano le carenze della cucina coreana a cui volevamo porre rimedio: i sapori troppo piccanti e salati; la perdita di gusto del riso; un interior design eccessivo e difficile da capire.

Il concept per gli interni è derivato dal tteok (o dolce di riso) a forma di nuvola fatto da nostra madre. Il grigio, che predomina nel locale, si ispira a quello delle nuvole cariche di pioggia. Il menu consiste in due diverse lunch box, una con piatti di riso e verdure di stagione, l'altra basata su un arrosto di manzo e rucola (una concessione al mio trascorso europeo), entrambe accompagnate da fagioli rossi e dessert di riso. Con una ricerca particolare di piatti e ceramiche per apparecchiare la tavola.E la presenza costante dei fiori.

L'interno dell'Atelier Dosuhynag e uno dei menu della carta, con l'originale packaging (photo ©ugyeonglee_hh).

Il dolce di riso tteok a forma di nuvola.

Il vostri menu sono presentati con un packaging fantastico: è legato alla tradizione coreana?

C'è la consuetudine coreana di offrire regali avvolti in bojagi, un tessuto tradizionale. Per i nostri packaging usiamo un tessuto a tinta unita o patchwork per esprimere la bellezza del contenuto. Anche per la mise en place usiamo particolari accorgimenti: copriamo sempre ogni piatto perché l'idea del cibo caldo è centrale e i coperchi aiutano a preservare il calore. E abbiamo innestato il nostro stile personale nella cucina tradizionale.

Dove si studia il design in Corea del Sud?

Al SADI, Samsung Art and Design Institute, fondato nel 1995 e gestito da Samsung. Il suo campus si trova a Gangnam, il centro della moda e del design.
www.sadi.net

Il Donganeum Design Plaza, un progetto di Zaha Hadid (photo Visit Seoul).

Quali sono i musei, le istituzioni, gli eventi di design più interessanti?

Ormai famoso a livello internazionale perché progettato da Zaha Hadid, è il Donganeum Design Plaza, un articolato spazio culturale, gestito dalla Seoul Design Foundation, ricco di eventi e proposte di mostre tutto l'anno. La sua straordinaria facciata, simile a un UFO atterrato dallo spazio, lo ha reso un landmark cittadino.
www.seouldesign.or.kr

Il più rappresentativo però è l’Hangaram Design Museum che non solo ospita mostre di architettura, design, fotografia e moda, ma è anche un luogo per sperimentare la calligrafia tradizionale, l'arte, la musica classica e la cultura coreana. Personalmente, ho un ricordo divertente: nel 2008, in occasione della mostra dedicata a Verner Panton, qualcuno chiese il nome del proprietario di una panton Chiar. Si rivelò essere Alexander von Vegesack, co-fondatore del Vitra Design Museum con cui ho avuto occasione di lavorare.
www.sacticket.co.kr

Annualmente viene poi organizzata la Craft Trend Fair. Design oriented e funzionali, i lavori esposti hanno radici tradizionali coreane e tratti contemporanei.
www.kcdf.kr

JinSik Kim nel suo studio (photo Brendan Austin).

Un designer da tenere d'occhio?
Penso a JinSik Kim che ben rappresenta con i suoi pezzi a lavorazione artigianale la maestria coreana e lavora i materiali con grande sapienza. Il suo studio multidisciplinare ha importanti collaborazioni con brand internazionali quali Christofle, Baccarat, Bolon, Hermès, Nestlé e la Gallery Seomi. Ha esposto in diverse occasioni durante Wallpaper* Handmade, Design Miami, il Salone del Mobile, Maison & Objet, la New York Design Week e al Victoria and Albert Museum. Si è specializzato nel campo del luxury design field, dopo un Master of Advanced Studies Design for Luxury & Craftsmanship all'ECAL di Lausanne, Svizzera, e un Master in Contextual Design Master alla Design Academy di Eindhoven.
www.studiojinsik.com

L'entrata e l'interno dello studio di Jinsik Kim con le sue creazioni (photo ⓒstudioJinSik Kim).

Nel distretto di Gangnam troviamo showroom e negozi dei brand internazionali di moda. Ci sono anche marchi coreani di successo?
Cheongdam-dong ha una strada chiamata "luxury brand street" dove si trovano le creazioni di stilisti famosi come Jung Yoongi e Han Hyeyeon, i cui capi sono indossati da celebrità nazionali. PushBUTTON è un'etichetta coreana che mi piace particolarmente, perché ha lo spirito freestyle londinese, non quello austero e compassato coreano.
www.pushbutton.co.kr

Quali luoghi suggeriresti a un amante del design e dell’architettura?
DMuseum, museo specializzato in design, moda, fotografia e architettura. E' articolato in due location, Hannam-dong, più simile a una sala espositiva, e Tongui-dong, vero museo d'arte.

www.daelimmuseum.org

E naturalmente il Leeum, Samsung Museum of Art che ospita l’arte coreana tradizionale e moderna e opere di artisti internazionali in un edificio di grande fascino architettonico firmato da Mario Botta, Jean Nouvel e Rem Koolhaas.

www.leeum.samsungfoundation.org

L'esterno del Leeum, Samsung Museum of Art (photo Kyung Sub Shin).

Un'installazione al Leeum (photo Yong-Kwan Kim).

Infine Ssamzigil a Insa-dong, uno store che si sviluppa su una spirale e in stile coreano. Si trovano i classici knickknacks locali esposti come in una via tradizionale.
www.blog.naver.com

Una passeggiata che consigli?

Seoullo 7017, la sezione di un’ex highway, vicina alla stazione principale di Seoul, lunga 938 metri e con una superficie di 9.661 mq, che è stata trasformata in una passeggiata a giardino, un vero progetto di rigenerazione della città firmato da MVRDV, iniziato nel 2015 e inaugurato nel 2017. L'intervento green è dell'architetto paesaggista Ben Kuipers di Delft, nei Paesi Bassi. Seoullo, come è stato battezzato lo Skygarden si traduce in 'verso Seoul' e 'Seoul Street', mentre 7017 segna l'anno di costruzione dell'overpass nel 1970 e la sua nuova funzione come passaggio pubblico nel 2017.

Una visione aerea di Seoullo 7017 di MVRDV (photo Ossip van Duivenbode).

La passeggiata verde sull'ex highway a norma del progetto di MVRDV (photo Ossip van Duivenbode).

È bello camminare anche sulla riva del fiume Han a Seonyudo Park, una zona verde che è stata recuperata grazie a un un impianto per il trattamento delle acque reflue.

Quali luoghi del passato hanno subito una trasformazione in chiave contemporanea?

Un esempio è l'Arario Gallery, progettata da Kim Swoo-geun, uno dei migliori architetti coreani, che in origine era la sede di una storica rivista di architettura. L'edificio principale è in mattoni e la nuova ala è costituita da una struttura in vetro. Nello stesso luogo, ci sono anche una tradizionale casa hanok e un campanile.

www.arariomuseum.org

Seongsu-dong, zona un tempo popolata da fabbriche metallurgiche è ora uno dei luoghi più interessanti di Seoul. Qui troviamo Daelim Changgo Gallery COLUMN e Café Onion, due ex caffetterie già appartenti a fabbriche e ora ristrutturate.

Boan 1942, galleria d'arte, libreria e caffetteria aperti in un'ex locanda frequentata da celebri personaggi del passato. Le caratteristiche originali dell'edificio sono state conservate, ma l'atmosfera è molto attuale.

www.boan1942.com

Nel 2018 Corea del Sud ospiterà i Giochi Olimpici Invernali. Ci sono molte opere in corso?

Le Olimpiadi sono anche un'opportunità per far conoscere la cultura del paese ospitante e molti sono gli eventi non strettamente sportivi che sono in programma. Un esempio è l'opera "La traviata" riformattata in stile coreano: i costumi e il set sono disegnati da un designer coreano, Jung Kuho.

www.english.visitseoul.net

 

 

 

 

 

 

 


di Laura Maggi / 21 Ottobre 2017

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