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Il Serpentine Pavilion 2016 di Bjarke Ingels

Una struttura dai mille volti quella progettata dall'archistar danese per l'esposizione dedicata all'arte contemporanea che inaugurerà il 10 giugno ai Kensington Gardens di Londra

Il Serpentine Pavillon 2016 porterà la firma dell'archistar danese Bjarke Ingels e del suo studio di progettazione BIG. In attesa della sedicesima edizione del Serpentine Gallery, ai Kensington Gardens di Londra dal 10 giugno al 9 ottobre 2016, abbiamo chiesto all'architetto di Copenhagen, classe 1974, di raccontarci il progetto e condividere con noi la sua filosofia progettuale. Nel segno del Yes is More.

Il vostro studio BIG è stato selezionato per progettare il Serpentine Gallery Pavilion di quest'anno a Londra. Cosa dobbiamo aspettarci da questo progetto?
Per il Serpentine Pavilion 2016 abbiamo cercato di progettare una struttura che racchiude in sé molteplici aspetti, spesso percepiti come opposti: una struttura che è a forma libera, ma rigorosa, modulare, ma scultorea, trasparente e opaca, a forma di box e a goccia. Inoltre abbiamo deciso di lavorare ispirandoci a uno degli elementi base dell'architettura: i muri di mattoni. Invece che i classici mattoni di pietra, la parete sarà costituita da telai in fibra di vetro estruso, impilati uno sopra l'altro. La parete sarà smembrata per formare una cavità al suo interno, dove verranno accolti gli eventi del Pavilion. Decomprimendo la parete si trasforma la linea in una superficie, creando uno spazio tridimensionale da esplorare e vivere in diversi modi: dall'interno all'esterno. I materiali si arricchiscono con pavimenti in legno e profilati estrusi in fiberline. Parole chiave: luce lineare, atmosfera calda, dialogo.

Qual è stato il pensiero alla base di questo progetto?
Il gioco di mutevolezza che la manipolazione di questa parete crea, a seconda della prospettiva dalla quale la si osserva. Il prospetto Nord-Sud del padiglione appare come un rettangolo perfetto, etereo e completamente trasparente. L'elevazione Est-Ovest è una silhouette scultorea ondulata e opaca. Presenza e assenza, ortogonale e curvilinea: la struttura muta costantemente.

Tra i tuoi lavori in corso ci sono anche il centro visitatori per Lego, la nuova sede in California di Google e un grattacielo attorcigliato per Vancouver. Cosa ti emoziona di più di questi progetti?
Il nostro ultimo libro Hot To Cold (Taschen) esplora la nozione di ingegneria senza motori: gli edifici possono diventare meno dipendenti dalle macchine puramente attraverso un design attento. L'architettura è ovviamente influenzata da innumerevoli aspetti al di là del clima e della geografia: la funzione, la burocrazia, l'economia, la tecnologia, i sindacati, la politica, i materiali, la cultura, la conservazione, l'opinione pubblica, la logistica, etc. Ma a prescindere da dove si costruisce, due aspetti saranno sempre inevitabili: quello ambientale e quello sociale. Ecco che secondo noi l'architettura rappresenta sempre uno sforzo per mitigare le condizioni ambientali, rendendole più adatte per la vita umana. Abbiamo organizzato il libro in base al clima, passando dai luoghi più caldi del nostro pianeta, come il deserto arabo, a quelli più freddi, quali la tundra finlandese. La conclusione: tanto più il clima è intenso, tanto più l'architettura dovrà lavorare per attutire l'impatto sulla vita umana. Mentre nei climi temperati e meno estremi, fattori quali burocrazia, politica e società diventano preponderanti anche nel progetto architettonico.

Progettare in modo sostenibile è sempre stato un vostro punto di forza. Perché la progettazione verde è cruciale oggi?
La percezione generale della sostenibilità si lega a un codice morale: ci chiediamo quanto siamo disposti a sacrificare della nostra qualità di vita attuale per salvare l'ambiente. Ma a BIG pensiamo piuttosto che realizzando città ed edifici sostenibili la qualità della vita aumenti spontaneamente e senza rinunce. Crediamo che città ed edifici green siano convenienti, sia ecologicamente che economicamente. Il risultato è che gli abitanti possono mantenere il proprio stile di vita, perché il mondo dove vivono è progettato in maniera intelligente e previdente. In pratica, si tratta di affrontare la questione della sostenibilità non tanto come un dilemma morale, quanto come una sfida progettuale.

Come definisci l'architettura?
L'architettura è l'arte che permette di trasformare le nostre città e gli edifici in cui abitiamo in luoghi pensati su misura per il nostro stile di vita: l'architettura è il manifestarsi in realtà fisica della nostra società e modo di pensare. In continuo cambiamento, proprio come le nostre vite.

Ci puoi spiegare la tua filosofia del YES IS MORE?
Storicamente il campo dell'architettura è stato dominato da due estremi opposti. Da una parte un'avanguardia di idee distaccate dalla realtà, spesso fini a sè stesse. Dall'altro lato, progetti iper organizzati da consulenti aziendali che costruiscono architetture prevedibili, noiose. In sostanza: o strutture utopiche o eccessivamente pragmatiche. Piuttosto che schierarsi per uno di questi due fronti, BIG opera nell'unione e sovrapposizione dei due opposti. Puntiamo a un'architettura utopica, ma pragmatica, capace di includere gli aspetti sociali, economici e ambientali. Yes is More.

www.big.dk 


di Marzia Nicolini / 4 Marzo 2016
tags:

Interviste , Londra

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