ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

#compleanno: Silvio D’Ascia, l'architetto che ha fatto del “guardare oltre” una missione

L’architettura come opportunità di far progredire il mondo, di far vacillare lo status quo per migliorare la vita delle persone: questo il pensiero di Silvio D’Ascia

silvio-d-ascia

Porta Susa TGV © Julien Lanoo

Nuove forme di urbanità per le metropoli del XXI secolo. 

Progetti per trasformare i classici “non luoghi” – stazioni, poli di interscambio, centri residenziali e culturali, contenitori polifunzionali, villaggi commerciali - in cuori pulsanti di quartieri cittadini, creando un ponte tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro, tra vecchio e nuovo. 

Tutto questo è al centro dei progetti passati e recenti di Silvio D’Ascia, archistar italiana alla guida dell’omonimo studio con sede a Parigi.

Sono tre le tipologie di progetto sulle quali si concentra la ricerca continua di Silvio D’Ascia e dei suoi collaboratori: trasporto e movimento, innovazione e tecnologia, patrimonio artistico e culturale. 

Partiamo dal primo: l’architettura per il trasporto è un ambito al quale l’architetto italiano da oltre vent’anni, presta la massima attenzione. L’obiettivo è sviluppare dei veri poli di scambio, in senso letterale, creando edifici che contemplino più modalità d’utilizzo. Infatti è nelle stazioni ferroviarie e del metro, o alle fermate dei bus e dei taxi, ma anche nei centri commerciali e nei palazzi adibiti a uffici che si svolgono molteplici attività: viaggiare, circolare, consumare, lavorare, attendere, osservare, conversare, condividere. Occorre dunque mettere a punto strutture in grado di canalizzare al meglio la circolazione delle persone, le loro abitudini e attitudini, come pure i dispositivi meccanici, le scale mobili, gli interscambi e gli accessi. 

Shanghai Futures © Tristan Chapuis 

Silvio D’ascia ha progettato delle “stazioni viventi”, dunque non più luoghi asettici e provvisori, ma cittadine nelle città, dove ci si diverte e ci si emoziona nell’attesa di un percorso, di un viaggio. 

Anche per quanto riguarda il campo dell’innovazione, secondo lo studio D’Ascia è indispensabile sviluppare poli tecnologici più vivi, capaci di coniugare reale e virtuale.

Abbandonare un’architettura tecnologica troppo spesso sinonimo di estetica della scomparsa (che in realtà rispecchia una tecnologia sempre più virtuale) e abbracciare un’architettura che s’integri nel patrimonio culturale delle città europee e del mondo. 

In altre parole, mentre le nostre tecnologie si smaterializzano sempre più, gli edifici che le rappresentano necessitano di vivacità, di strutture architettoniche all’avanguardia, meno contenute e “diffidenti” e più aperte. 

Fondation Maeght © Julien Lanoo

Altro campo di ricerca al quale D’Ascia è particolarmente sensibile è la valorizzazione dei luoghi ad alto valore artistico. O luoghi ingiustamente abbandonati, che vanno recuperati, quali aree industriali o ferroviarie dismesse, territori urbani non valorizzati per ristabilire un dialogo tra passato e presente, facendo risorgere la memoria collettiva. 

Come ha affermato in una recente intervista, “Ogni progetto nasce con l’ambizione di esplorare la dimensione neoumanistica dell’architettura. L’architetto - una sorta di “Illuminato” nel senso rinascimentale del termine – ha il compito di interpretare le necessità della società moderna, come pure i suoi desideri, i suoi sogni, tenendo in considerazione anche i contesti culturali e socioeconomici. Lo scopo del suo lavoro: creare spazi capaci di generare aree comuni che favoriscano il benessere, la condivisione e la comunicazione”.

Tra i progetti dell’architetto italiano, nato a Napoli nel 1969, la stazione TGV di Porta Susa a Torino che nel 2013 è stata nominata Large Rail Station dell’Anno, la quale spicca per la sua galleria sinuosa in vetro e acciaio, lunga 386 metri, i due Data Processing Center Building Complexe (campus tecnologici) della Bank of Shanghai e della Bourse de Shanghai, il Centro culturale e polo di svago Bagnoli Futura a Napoli (INARCH ANCE National Award 2011), la stazione di Montesanto di Napoli e la riqualificazione e l’ampliamento della Fondation Maeght à Saint Paul de Vence. 

Montesanto © Jodice


di Elena Marzorati / 17 Gennaio 2018

CORNER

People collection

[People]

Dal Mit al Moma

Sotira di Neri Oxman, architetto fuori dal comune

Costume

[People]

La cultura è negli oggetti

Hugo Macdonald, curatore della sezione Objet di Miart

interviste

[People]

Chi era davvero Carlo Mollino

Biografia di un genio dell'architettura del 900

Maestri

[People]

Il design è un'attitudine

Conversazione a tutto tondo con Alice Rawsthorn

Interviste

[People]

Nuovi linguaggi in scena

Intervista ad Alessandro Rabottini, direttore artistico di Miart

interviste

[People]

La regina degli spazi

L'elegante semplicità di Louisa Grey che crea equilibrio e serenità

Interviste

[People]

Doppia intervista

Italiana: la parola a Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi

Interviste

[People]

Un designer d’altri tempi

Storia di Mendini: dall'editoria alla produzione industriale

Maestri

[People]

La traduttrice di idee

Rachel Chudley e le sue case oniriche e trascendentali

interviste

Hearst Magazines Italia

©2018 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web