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#compleanno: Stefano Boeri ecco perché il suo nome entrerà nei libri di storia dell’architettura

Ormai guru dell'edilizia green l'architetto milanese compie oggi 61 anni, ecco il suo profilo

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Getty Images

Come festeggerà quest’anno il suo compleanno Stefano Boeri? Beh difficile replicare il successo del party del 2016 per i suoi primi sessant’anni . Erano 900 gli invitati nel palazzo di famiglia in Via Donizzetti e non mancava nessuno! Da Miuccia Prada a Rem Koolhaas, poi Davide Oldani, che ha preparato il risotto, e Michael Nyman che suonava in cortile. Perfino il sindaco Beppe Sala non aveva saputo resistere alla discoteca nelle segrete del palazzo.

Come ogni anno ecco che arriva un nuovo 25 novembre e questa volta gli anni sono 61 per l’architetto italiano più chiacchierato degli ultimi tempi. Classe 1956, milanese, è il figlio dell'architetto e designer Cini Boeri e del neurologo di fama internazionale Renato Boeri. Ha due fratelli: Tito, economista e presidente dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e Sandro, giornalista.

Dopo una laurea in architettura al Politecnico di Milano e un dottorato di ricerca allo IUAV Stefano Boeri decide di conciliare la pratica professionale a quella editoriale e all’insegnamento. Professore Ordinario di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, nonché guest professor in prestigiosi Atenei internazionali, dal 1993 è alla guida del suo studio conosciuto oggi come “Stefano Boeri Architetti”. Inoltre è stato direttore delle riviste internazionali «Domus» e «Abitare» e fondatore di Multiplicity, un’agenzia di ricerca che coinvolge artisti, fotografi, analisti e indaga le relazioni tra geopolitica e urbanistica.

Poliedrico ed eclettico nel 2010 tenta il salto in politica come candidato sindaco al comune di Milano ma alle primarie del Partito Democratico viene sconfitto da Giuliano Pisapia che lo designerà come assessore alla Cultura. È suo lo zampino dietro ad alcune iniziative di successo nate in quegli anni tra cui Pianocity e Bookcity, nonché alla controversa installazione dell’opera di Maurizio Cattelan Finger Point davanti alla Borsa di Milano.

Poi arriva il 2014, l’anno della svolta: viene inaugurato il Bosco Verticale e improvvisamente tutti i riflettori sono puntati su Stefano Boeri. Le sue due torri ricoperte da 700 alberi e 20.000 piante propongono un nuovo modello di residenza sostenibile in grado di ridurre l’inquinamento e aumentare la biodiversità. Ben presto arriva una pioggia di riconoscimenti internazionali e commissioni da ogni dove per riproporre il modello costruito nel quartiere Isola di Milano. Ma Perché tutto questo clamore?

Perché Stefano Boeri è riuscito ad individuare, indagare e cavalcare un trend che sarà sempre più dominante: l’architettura green. Con il suo Bosco Verticale Boeri ha creato e comunicato meglio di chiunque altro un modello universale che promette di far fronte a due problematiche oggi più che mai al centro delle tavole rotonde internazionali: l’inquinamento e i cambiamenti climatici.

Non c’è da stupirsi quindi se nuovi boschi verticali stanno sorgendo a Parigi, Losanna, Utrecht e nelle città cinesi di Nanchino e Liuzhou, dove verrà costruita una nuova area urbana con edifici coperti da 40.000 alberi e 1 milione di piante.

La previsione di Art Tribune è chiara: Stefano Boeri, tra dieci anni dominerà  la scena internazionale dell’architettura proprio in virtù della sua capacità di calamitare sulle sue ricerche green l’attenzione dell’opinione pubblica e di diritto entrerà nella storia dell'architettura.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo, e Vittorio Gregotti ci mette in guardia rispetto all'arma dell'eco compatibilità tanto amata dal marketing contemporaneo: “per ogni prodotto il prefisso «eco» è diventato garanzia di attualità e di mercantile correttezza, trasformato in copertura ideologica nella rincorsa al successo, a sua volta sospinto dalla ecologia ridotta a moda, anziché a nuove e possibili equità sociali” e nello stesso articolo intitolato “Le ipocrisie verdi delle archistar” attribuisce perfino l’invenzione (almeno seminale) del Bosco verticale alla povera zia defunta: “Una mia zia, aveva negli anni Cinquanta convinto le altre signore del suo condominio (una dozzina) a far crescere sulle loro lunghe terrazze fiori, alberelli, verde pendente, così da rendere la fronte dell’immobile particolarmente piacevole. Si trattava di preoccupazioni ornamentali e certo non di eco compatibilità, ma si può considerarla se non l’inventrice almeno un’importante anticipatrice del «bosco verticale»?


di Pietro Terzini / 25 Novembre 2017

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