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Tom Dixon: intervista sull'apertura di nuovi negozi negli Usa

Da Londra il re degli oggetti in rame apre a New York e Los Angeles, tra design e moda

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Un ritratto del designer britannico Tom Dixon, che dichiara il proprio interesse per il mondo del retail con due nuovi store a Los Angeles e New York.

Londra. Tom Dixon va sempre più veloce. Nell’ampliamento delle collezioni, nei progetti di interior - ha appena firmato gli arredi del ristorante Bronte a Londra a Trafalgar Square - e ora anche nel retail, nell’abilità e nell’intuito di cogliere le nuove attitudini del mercato e battere sul tempo il mondo del design.

A Londra, a Ladbroke Grove, già nel 2009, aveva riunito sotto lo stesso tetto studio, shop e il ristorante Dock Kitchen, prevedendo la forza di offrire al pubblico non solo design, ma anche cibo e di coinvolgerlo con una meta dove ritrovarsi e intrattenersi.

Una presenza capillare nei department store e negozi di arredamento di tutto il mondo, poi l’estate scorsa un monomarca a Tokyo. E oggi, in un colpo solo, due nuovi store rispettivamente a New York e Los Angeles (leggi anche → Tom Dixon apre da Platform, concept store a Los Angeles).

L.A. E NY, West e East Coast a confronto?
Il design contemporaneo vive una rinascita, con molti giovani brand locali. Sulla West Coast una nuova ondata di architetti, fashion designer, società di tecnologia e artisti stanno rendendo la California “the place to be", considerando anche la migliore qualità della vita e affitti più economici rispetto a New York, che è sempre più fuori portata per i creativi.

Rimaniamo in California: The Shop, lo store a Culver City in collaborazione con Nevena Borissova: le proposte Tom Dixon si mescolano con i migliori brand di moda.
È uno spazio molto ampio, diviso in realtà non solo tra moda e design, ma anche food, che sarà in arrivo con un bar. Cosi i nostri clienti possono farsi un’idea migliore di quanto comoda sia una sedia, provandola per pranzo. Questa collaborazione ci consente di mescolare pubblici che altrimenti sarebbero separati. Moda, food e design sembrano essere ghettizzati nel retail, ma questo non è il modo in cui viviamo.

Trasferiamoci a NY. Che cosa ti ha fatto scegliere la zona di SoHo, e in particolare la piccola, ma vivace, Howard Street?
NY è così complicata da decifrare. Ognuno ti consiglia a modo suo: Midtown, SoHo, Brooklyn… Alla fine è stata una combinazione di opportunità: un affitto a breve termine - così possiamo sperimentare senza impegnarci sulla lunga durata - e una strada che semplicemente sembrava quella giusta.

Come è lo spazio?
Quattro piani, con workshop per i designer nel sotterraneo, vendita al piano terra, lounge per appuntamenti al secondo e all’ultimo l’ufficio. L’idea è di porci come risorsa per gli interior designer, sia professionisti che amateur.

I tuoi edifici hanno spesso una storia. In primis il tuo quartier generale sul Grand Union Canal a Londra, ex studio di registrazione Virgin Records…
Questo era una fabbrica di stivali da cowboy!

Londra, Tokyo, e ora, in un colpo solo, L.A. e NY. Nuove aperture in vista?
Sì, in Europa, Berlino o Parigi, e probabilmente Hong Kong.

Il tuo impegno in negozi diretti sta quindi crescendo: quale la sfida?
Tenerli vivi il più possibile, coinvolgendo e rendendo di valore la visita, quando si compra sempre di più online e si va negli outlet fuori città. Offrire spazi interessanti per gli addetti ai lavori, ma anche per chiunque cerchi un regalo o una singola lampada. L’arredamento vende così lentamente, che bisogna trovare altri modi per presentarti.

Da inglese, infine, un salto all’attualità: Brexit. Ti aspettavi questo risultato?
Sapevo che ci poteva essere una più seria possibilità di quanto la gente immaginasse, ma come tutti, sono rimasto incredulo; circa il 40% del mio team viene dall’estero e si sente destabilizzato.

Ci si domanda che cosa accadrà…
È troppo presto per dirlo, c’è nervosismo: è minata l’Europa in generale, non solo la Gran Bretagna. Nel breve termine potrebbe essere un beneficio: la caduta del 15% della sterlina aiuta chi, come noi, esporta, ma solo sulla corta distanza.

www.tomdixon.net

SCOPRI ANCHE:
→ Tappeti, piastrelle, moquette by Tom Dixon
→ Tom Dixon arreda un coworking a Londra
→ Ospitalità firmata Tom Dixon al Fuorisalone


di Caterina Lunghi / 1 Agosto 2016

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