ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

Viaggio a Beirut con Richard Yasmine

Il designer ci guida alla scoperta della capitale del Libano in un’atmosfera speciale ricca di contraddizioni, le ispirazioni e gli indirizzi da scoprire. Prendete nota!

In arrivo da Beirut, Richard Yasmine è uno dei designer emergenti più interessanti del momento. Con uno stile originale, che ibrida senza paura passato e presente, firma oggetti da collezione che rievocano le bellezze libanesi e le tradizioni di questo paese, in perfetto equilibrio con un gusto contemporaneo e produzioni artigiane eccellenti.

In attesa di vederlo al Fuorisalone di Milano gli abbiamo chiesto di guidarci alla scoperta della sua amatissima città, con la sua atmosfera speciale e gli indirizzi segreti.

Perché hai scelto di vivere e lavorare nella capitale del Libano?
Non è stata una decisione. Sono di Ashrafieh, un quartiere nel cuore di Beirut. Sto costruendo il mio futuro dove sono nato, dove c’è la mia storia. Per me è impagabile essere circondato dalla mia famiglia e dagli amici, sentire il profumo di gelsomino dal balcone, ascoltare il canto degli uccelli in un weekend di primavera, quando tutto è tranquillo. Se dovessi, sceglierei di vivere qui.

Parlaci dell’atmosfera della tua città.
È un mix di contraddizioni, religioni e conflitti, che arricchiscono la cultura locale. I libanesi amano la vita e sono come una fenice: si sono sempre risollevati dopo le terribili esperienze che gli sono toccate. Una caratteristica innata per noi, saper ricominciare da zero: lavorare duramente ma anche saper godere di ogni momento, come fosse l’ultimo giorno.

Dove trovi ispirazione?
In questo stile di vita, in alcuni oggetti che già esistono nella mia società e in un mix di emozioni, un caos interno mescolato a una certa sensibilità istintiva. E poi dal corpo umano: la fisiologia e i bisogni dell’uomo mi ispirano. Vorrei che la gente pensasse alla diversità, l’uguaglianza, il femminismo, a prescindere da religione, colore della pelle e orientamento sessuale. Ho a cuore queste e molte altre questioni di cui ancora alcuni non parlano per paura.

Cosa ti piace di più di Beirut?
La mia città è un posto caotico, pieno di energia e vibrazioni positive. Forse con troppe contraddizioni e di certo con il fascino del passato (basti pensare alle sue architetture più iconiche: si riconoscono gli anni ’50, ’70 e ’90, accanto a una fase più contemporanea). Gli abitanti sono persone gentili, molto socievoli. C’è un’interazione tra la gente che di rado ho trovato altrove. Mi piace che si senta ancora il rumore dei clacson delle auto, e il vecchio signore che vende bagel per strada gridando “kaak kaak”. Amo camminare per le stradine e salire le scale che connettono i diversi livelli della città. E il fatto che si possano trovare le persone più trendy e quelle che lo sono meno in assoluto nello stesso posto, a fare festa fino all’alba. Qui mi sento libero di esprimermi senza ostacoli. Mi servirebbero anni per spiegare tutto quello che mi piace di Beirut!

Il tuo posto preferito?
Uno dei miei riti è prendere il caffè allo Starbucks di piazza Sassine. Qui ho abbozzato sulle pagine di un taccuino Moleskine i primi tratti della maggior parte dei miei progetti.

Cosa vedere a Beirut?
I migliori musei sono il Beirut National, il Sursock, il MIM Mineral Museum and la fondazione Aïshti. E non vanno perse gallerie come Platform 39, D Beirut, SMO. In generale, un grande numero di gallerie di arte e design di trovano nei quartieri di Gemmayzeh e Mar Mikhael, o nelle aree di Hamra e Bliss. La sera, bisogna andare in locali come il B 018 di Bernard Khoury Architects, Überhaus o Iris.

E per mangiare?
Ci sono un’infinità di ristoranti, e una grande scelta tra i diversi tipi di cucina. Per mangiare libanese con un tocco sofisticato, bisogna provare Liza Beirut: ambiente molto bello al secondo piano del Bustros Palace, un’antica casa tradizionale nel cuore di Ashrafieh. E un vero must è Tawlet, con un menù preparato da donne libanesi originarie di villaggi differenti. Va visitata anche Villa Clara, un boutique hotel con cucina francese in un contesto Art Deco incredibile. Per il migliore shawarma al mondo, un posto più popolare: Restaurant Joseph. Bisogna aspettare un pochino, ma ne vale la pena, lo assicuro. Amanti dei falafel? Freiha o Sahyoun, entrambi ad Ashrafieh. E Ghattas per la mini-pasticceria libanese. Non bisogna dimenticare di assaggiare il celebre manouche: qualunque panetteria incontrata per strada andrà bene. E il gelato più buono è quello di Hanna Mitri.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Troppi progetti da rivelare! Ma posso dire che, dopo essere stato selezionato dall’Esquire come uno dei 6 designer più interessanti del Medio Oriente, e tra il meglio della Dubai Design Week 2016 da Yatzer, mi sento più responsabile nel trasmettere i miei messaggi attraverso il mio lavoro, i miei oggetti funzionali con valenze sociali.

Ti vedremo presto al FuoriSalone.
Sì: appuntamento all’esposizione targata VDW in via Santa Marta, e forse anche in altre sedi. È sempre molto stimolante per me presentare il mio lavoro in paesi diversi (Milano, Beirut, Dubai). Mi piace interagire con le persone, vederle alle prese con i miei oggetti, pensati proprio per essere manipolati a seconda delle funzioni richieste. È interessante ricevere feedback da comunità diverse, mi aiuta a capire meglio i gusti e le necessità della gente.

SCOPRI ALTRI ITINERARI IN COMPAGNIA DI DESIGNER:

A Cipro con Michael Anastassiades
A Teheran con India Mahdavi
A Marrakech con Jasper Conran
A Francoforte con Sebastian Herkner

 


di Annalisa Rosso / 24 Febbraio 2017

CORNER

People collection

[People]

Architetto ad honorem

Laurea honoris causa per Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia

costume

[People]

La community di Firenze

Martino di Napoli Rampolla e l'approccio collaborativo al design

interviste

[People]

Milano omaggia Anna Castelli

A CityLife a Milano una via è stata intitolata alla celebre architetto

Costume

[People]

Le regole del nomadismo

Vivere con poche cose, che invecchiano bene e raccontano storie

travel

[People]

James Stewart Polshek

L'architetto umanista che ha appena vinto l'AIA Gold Medal 2018

premi

[People]

La prima della Scala

La scenografa Margherita Palli ci racconta Andrea Chénier

Interviste

[People]

La giornalista designer

Un'intervista per scoprire il mondo di Suzy Hoodles

Interviste

[People]

Tricia Guild e il colore

La fondatrice di Designers Guild lancia un nuovo libro e si racconta

interviste

[People]

Marco Lavit, designer 2.0

A tu per tu con un talento emergente dell'architettura italiana

intervista

Hearst Magazines Italia

©2017 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web