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Elle Decor Italia

Luca Villa, un architetto italiano in Corea del Sud

Che cosa ha spinto un professionista di Torino a mettersi in gioco nel lontano Estremo Oriente?

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Dongdaemun Design Plaza, un progetto di Zaha Hadid per Seoul, città dove Luca Villa vive e lavora (photo Vist Seoul).

Vado a vivere in Corea del Sud. L'ha fatto davvero Luca Villa: con una laurea in Architettura al Politecnico di Torino, ha iniziato la sua carriera professionale nel 2002 aprendo poi il suo studio anD (architecture nature Design) nel 2004 e realizzando diversi progetti in Italia. Nel 2011 avviene la svolta radicale: lascia Torino e parte per l'Asia.

Da quanti anni vivi e lavori a Seoul e perché hai scelto proprio la Corea del Sud?

Sono arrivato nel 2011 spinto da motivi personali e professionali. Conclusasi una lunga collaborazione lavorativa in Italia, decisi con la mia compagna, che è coreana, di provare ad andare a vivere nel suo paese. Per lei era un ritorno dopo un periodo trascorso in Cina e in Italia, per me era in realtà un vero salto nel buio, dopo 40 anni passati a Torino.

Com’è lavorare in Corea del Sud?

E’ una domanda complessa. A prima vista il paese sembra offrire molte opportunità di lavoro, ma col tempo ho scoperto una realtà diversa. E’ un ambiente estremamente competitivo e riuscire a emergere con chi conosce meglio di te le dinamiche interne, la lingua e le regole è molto difficile. E’ necessario avere una testa di ponte all’interno del proprio team, ruolo che ha assunto mia moglie, anche per superare le difficoltà linguistiche.

L'architetto Luca Villa all'interno dell'Obiz Tower da lui progettata (photo Ulla Reimer).

Come si superano le barriere linguistiche e culturali?

E’ meno difficile abbattere la barriera linguistica (con l’aiuto di interpreti) che superare quella culturale del lavoro. In Corea del Sud si applicano regole edilizie diverse che implicano la scelta forzosa di materiali selezionati in base al costo, preferendo l'impiego di materiali poveri, copie o imitazioni, spesso di produzione interna al paese. Si crea un circolo vizioso fatto di poca crescita tecnica, poca ricerca, poca inventiva, con la scelta di imitazioni locali dei materiali concorrenti esteri, tagliando i lunghi costi della ricerca, non ammortizzabili in un mercato così vorace. Sovente ci si scontra con una visione condizionata da una scarsa capacità di valutazione di quella qualità delle finiture e del dettaglio che caratterizza il know-how italiano, caratteristica che non viene capita nella valutazione del progetto generale.

Le tue realizzazioni?

Le mie realizzazioni e progetti sono principalmente di locali pubblici, negozi legati al fashion design di note marche di moda coreane che sono parte dei gruppi multinazionali di Hyundae, Samsung, LG. La Obiz Tower a Anyang, a circa 20 km a sud di Seoul, è il mio progetto più riuscito e lo ritengo il mio piccolo gioiellino qui in Corea. Il building, destinato a uffici, ha ottenuto anche buone valutazioni da parte di altri colleghi e richieste di pubblicazione su siti specializzati esteri di architettura con, non te lo nascondo, una discreta mia soddisfazione professionale. Ho disegnato, presentato e seguito il progetto dall’inizio alla fine, compresi i dettagli e la direzione lavori, fondamentale per la riuscita del progetto in fase esecutiva per rispettare le scelte progettuali. 

L'interno della Obiz Tower progettata da Luca Villa con Motoelastico, Anyang si, Gyonggi-do (photo Ulla Reimer).

L’aiuto di mia moglie nella traduzione dall'italiano al coreano, la più fedele possibile, ha contribuito alla riuscita del progetto. Non nego che le difficoltà a portare a termine i progetti qui in Corea è molto alta, per diversi motivi. E su 10 progetti ammetto che 7 sono abortiti prima di arrivare a compimento. Ma le diverse esperienze mi hanno permesso di accrescere il mio curriculum professionale e il mio portfolio. Il portfolio è infatti uno strumento indispensabile nella fase interlocutoria di presentazione delle proprie competenze al cliente che acquista fiducia vedendo i lavori pregressi portati a termine.

Il monomarca Carven a Seoul.

La villa di Wonju realizzata in collaborazione con NAMU tm Office.

Conosci altri architetti italiani che hanno intrapreso questa strada?

Si certo. Simone Carena e Marco Bruno dello studio Motoelastico. Insegnano in università in Corea del Sud e in Qatar e hanno da ormai quindici anni uno studio con collaboratori coreani che parlano un inglese fluente. Abbiamo lavorato insieme, su mia espressa richiesta, proprio perché sapevo della loro decennale esperienza, alla Obiz Tower.

A Seoul hanno lasciato impronte rilevanti autori come Zaha Hadid, MVRDV, Rem Koolhaas, Jean Nouvel, per non citarne che alcuni. Per un appassionato di design e architettura quali sono i must-see di Seoul e perché?

Il Dongdaemun Design Plaza di Zaha Hadid è un esempio di successo di un complesso cultural-commerciale nel centro storico e vitale di Seoul che sicuramente rappresenta un punto nodale nello sviluppo di quell’area, cuore del commercio manifatturiero e commerciale della moda e del design. Così come il più riuscito e recente lavoro di MVRDV, lo Skygarden Seoullo 7017 che ha dato lustro a una zona al centro di un dibattito sull’abbattimento o meno di una parte di sopraelevata nei pressi della stazione centrale.

Seoullo 7017, lo Skygarden progettato dallo studio olandese MVRDV (photo Ossip Van Duivenbode)

Poi vi sono il centro finanziario e del passeggio, la famosa zona di Gangnam, con i prestigiosi quartieri generali delle principali aziende. Insa Dong è un altro luogo di grande attrattiva con gallerie d’arte, ristoranti tipici e caratteristici e specifico per gli stranieri insieme alla zona di Itaewon dove si incontrano le culture diverse che hanno dato vita a questo grosso centro vitale. Vi è poi la zona dei negozi dell’alta moda in Chungdang dong, la zona della Lotte Tower appena conclusa, dove troviamo il grattacielo più alto di Seoul e della Corea del Sud, a Jamsil.

Il 63 Building affacciato sul fiume Han con un bar paroramico all'ultimo piano (photo Visit Seoul)

I locali top della cucina coreana?

Sicuramente caratteristici e popolari sono i luoghi vicini al mercato di Gwangjang Sijang con gli apprezzatissimi locali di street-food, molto alla buona e frequentati durante tutte le ore del giorno. La zona è quella del canale che attraversa il quartiere centralissimo di Cheonggyecheon, dove un corso d’acqua, poi coperto da un'autostrada, nel 2005 è stato portato alla luce e rivitalizzato. Lungo quasi 10 chilometri è diventato una nuova fonte di attrazione sia per i cittadini che per i turisti che vi accorrono per il famoso festival delle lanterne in programma in autunno.

Il Cheonggyecheon (photo Visit Seoul)

Una passeggiata, un punto di vista particolare?

Credo che la zona più particolare e il miglior punto di osservazione della città sia innegabilmente la Seoul Tower, un ottimo punto di vista dall’alto che dà un parziale visione della capitale coreana, sterminata residenza di oltre 13 milioni di persone tra centro e periferia.

Una veduta di Seoul dalla Seoul Tower (photo Visit Seoul).

Gallerie e musei da non perdere?

La zona di Anguk è ricca di gallerie di arte moderna e luoghi di interesse pubblico, ricca di locali, ristoranti e negozi.

Per un tuffo nel passato della tradizione coreana cosa suggerisci?

La zona delle residenze storiche patrimonio della storia coreana, Gwanghwamun, o quello che ne resta dopo l’occupazione Giapponese che ha avuto un rapporto conflittuale e dittatoriale con il paese e il popolo coreano, che ne ha dovuto subire le scelte non condivise. Qui si trovano i principali palazzi e giardini storici imperiali, Kyongbugkun, e il teatro nazionale, luogo di eventi storici e caratteristici della cultura tradizionale con la presenza incombente della statua enorme del Re Kim Saejong. Vero mito coreano, è colui che ha redatto l’alfabeto e ha dato al popolo coreano una propria lingua per scrivere e parlare. Sino ad allora ci si esprimeva in cinese, lingua troppo complessa per consentire uno sviluppo anche alle classi meno abbienti con l'accesso a una cultura che avrebbe permesso di crescere ed elevarsi come potenza commerciale. C'è poi il centro più caratteristico di Bukchon in Anguk dong, ove si trova il villaggio Hanok, con le case tipiche coreane in legno, di un preciso periodo storico e che sono fonte di ristrutturazione continua per mantenerle in vita, anche con diversi utilizzi.

Una delle vie di Hanok, con le tipiche case coreane in legno (photo Visit Seoul).

www.andstudio.info

www.visitseoul.net

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Torno a Seoul dopo dieci anni


di Laura Maggi / 23 Ottobre 2017

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