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Zaha Hadid, omaggio alla dama dell’architettura

L'archistar britannica che ha portato la matematica in architettura ci lascia le sue opere fluide e sinuose, multi-prospettiche, e una strada aperta

Zaha Hadid ci ha lasciato giovedì 31 marzo, colta da una complicazione cardiaca insorta a seguito di una bronchite. Archi-star britannica di origini irachene, nata a Baghdad nel 1950, Zaha Hadid si è sempre contraddistinta per l’approccio a un design carico di forme fluide e sinuose: le sue architetture, figlie di una intensa sperimentazione digitale, sono divenute famose in tutto il mondo.

Era il 1988 quando Philip Johnson organizzò presso il MOMA di New York la mostra Deconstructivist Architecture, invitando studi di professionisti che avevano sviluppato nuove teorie e pratiche architettoniche che de-costruivano le regole del razionalismo e del postmodernismo dell’epoca. Nell’esibizione spiccavano progetti di Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Bernard Tschumi, Coop Himmelb(l)au e poi lei, Zaha, unica donna in un mondo ancora fortemente rappresentato da figure maschili.

Nel 1972, dopo la prima laurea in Matematica all’American University di Beirut (materia scientifica che avrà un peso determinante nella sua futura carriera di progettista), si iscrive all’Architectural Association di Londra, istituzione alla quale rimarrà sempre legata e alla quale ha sempre portato riconoscenza. Grazie agli incoraggiamenti dell’allora preside Alvin Boyarsky, Zaha Hadid dimostra capacità visionarie uniche, riconoscibili fin dai primi progetti. Nel 1979, dopo una breve passaggio presso l’Office for Metropolitan Architecture di Rem Koolhaas, fonda lo studio Zaha Hadid Architects. Lo straordinario studio teorico The Peak di Hong Kong (1983) e i progetti sul Kurfürstendamm di Berlino Ovest (1986) restituiscono un’immaginario creativo sorprendente dove forme taglienti e linee spezzate volano, si incrociano, esplodono per disegnare una nuova idea di architettura multi-prospettica, volutamente ispirata ai lavori dei Suprematisti e Costruttivisti russi.

Zaha Hadid legge nel futuro e riconosce - da apripista - il potenziale del computer facendo del disegno digitale la sua risorsa primaria. Insieme a Patrick Schumacher, socio dello studio, elabora uno stile in cui architettura, paesaggio e pittura astratta si interfacciano tramite l’uso estremizzato della tecnologia che produce risultati inaspettati. L’advanced design di Zaha Hadid è subito riconoscibile come una sorta di manierismo edonistico che diventa moda. La stessa moda si evolve, passando dalle linee spiky (taglienti) dei primi progetti, come la Vitra Fire Station di Weil am Rhein,alle linee flowing (morbide) del Museo MAXXI di Roma e dell’alieno Heydar Aliyev Cultural Center di Baku. In occasione della cerimonia di conferimento della RIBA Royal Gold Medal, prima donna a ricevere tale onore, Peter Cook descrive le opere di Zaha Hadid come scene di una danza virtuale delle linee, come nell’Acquatic Center di Londra (realizzato in occasione delle Olimpiadi del 2012) dove i profili delle piattaforme di tuffo sembrano accompagnare nella caduta i corpi in movimento degli atleti fino all’ingresso in acqua.

Tra le sue ultime opere possiamo citare il Messner Mountain Museum di Plan de Corones, oggetto scavato e sospeso nella roccia delle Dolomiti, e il Jockey Club dell’Hong Kong Polytechnic University, sviluppato per layer sovrapposti quasi fosse un’orografia urbana. La sua passione per la disciplina l’ha portata ad insegnare nelle più importanti scuole di architettura: Harvard, Columbia, Yale e l’University of Applied Arts di Vienna. Una donna decisa Zaha Hadid, con cui non era facile confrontarsi, una donna che oltre ad avere vinto innumerevoli premi ed onorificenze (tra tutti prima donna a vincere il Pritzker Price nel 2004, due RIBA Stirling Prize consecutivi e il titolo di Dame Commander of the Order of the British Empire) ha vinto, soprattutto, grandi sfide.

www.zaha-hadid.com

SCOPRI ANCHE:
→ Addio all'archistar britannica Zaha Hadid


di Giovanni Carli / 8 Aprile 2016

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