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Elle Decor Italia

Giovani talenti al Salone

Intervista al designer tedesco Sebastian Herkner

Faccia pulita, sguardo morbido e voce educata: è il giovane Sebastian Herkner, tedesco, classe 1981, vive e lavora a Offenbach am Main (poco distante da Francoforte). Uno studio e un appartamento nello stesso edificio, in una zona di questa città ben collegata al resto del mondo, dove si muove viaggiando sempre più spesso. Di lui sappiamo e abbiamo visto molto, soprattutto negli utlimi tre anni, da quando cioè Patrizia Moroso nel 2011 lo notò al salone Satellite di Milano e iniziò a farlo collaborare. Del 2012 la poltrona Coat per l’azienda italiana e del 2013 la seduta Bonjooli, primo pezzo della collezione outdoor per MAfrique by Moroso.

Quali soprese hai per noi al Salone del Mobile di Milano?
Il completamento, con sofa e tavolino, della collezione Bonjooli. Si tratta di un progetto di Patrizia Moroso, un ponte culturale che lega Italia e Africa. Ogni pezzo è unico e realizzato a mano in Dakar. Banjooli, il cui nome in senegalese significa struzzo, si ispira alls danza di corteggiamenteo fra questi animali. È  realizzata con tubi di metallo piegato vestiti di fili da pesca colorati e vive dei colori dell’Africa. E poi la collezione Unam di Very Wood by Gervasoni: alla chaise longue faranno seguito una seduta da pranzo e un tavolo, anche la versione outdoor. E ancora, per Rosenthal i vasi Falda e Collana e la lampada Sacchetto per Covo, in tessuto di fili di carta. Infine i progetti con Caesarstone e Sancal.

Il tuo linguaggio sembra nascere dall’interazione di identità materiche diverse.
Forse è anche per questo che il mio studio è in un ex laboratorio artigianale dove lavoravano il cuoio. Mi piace lavorare vetro, legno, carta, ma anche i materiali accoppiati. Ciò che conta per me è proteggere l’identità di qualunque superficie, catturarla per poi trasferirla in un nuovo contesto: è importante imparare a sentire i materiali, la superficie e il loro calore. Ecco, io credo di aver sviluppato intuito e passione che mi consentono di ascoltarli per dargli una seconda vita.


di Paola Carimati / 1 Aprile 2014

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