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Ambra Medda con Airbnb per la Milan Design Week

Makers and Bakers è uno spazio per riscoprire il pasto come momento che avvicina persone e culture lontane

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Ambra Medda, curatrice internazionale, ha lavorato con Airbnb per trasformare il ristorante Marta, accanto allo Spazio Rossana Orlandi, in un crocevia culturale dove vivere un’esperienza sensoriale. Foto Giorgio Possenti

Airbnb e Ambra Medda presentano Makers & Baker.

La curatrice di fama internazionale ha trasformato il ristorante Marta, in via Matteo Bandello 14 – accanto allo Spazio Rossana Orlandi – in una panetteria speciale. Attorno a un tavolo sul quale saranno esposti i lavori di 25 designer chiamati a riflettere sulla gestualità in tavola, potremo rilassarci, mangiare un boccone e bere un sorso di vino. E riflettere su come, in un mondo super-connesso e digitale come quello di oggi, consumare un pasto avvicina persone e culture lontane. Ecco che il duo di Londra Matteo Fogale e Laetitia de Allegri reinventano il chakki, la tradizionale macina indiana, e il collettivo jap Study O Portable dà la sua personale interpretazione dell’utensile cinese Lazy Susan. In questo moodboard tridimensionale dove la creatività si mescola, si ibrida, partecipa alla definizione di una nuova convivialità, possiamo accomodarci e inserire la modalità sharing. In perfetto stile Airbnb. Parola di Ambra Medda. 

Quando e dove è nata la collaborazione con Joe Gebbia?
Ho incontrato Joe Gebbia nella San Francisco di Airbnb. Ero molto curiosa di conoscere lui e Brian, due dei tre co-fondatori della società. Sapevo che si erano laureati alla RISD (Rhode Island School of Design) e che al tradizionale product design hanno preferito una ‘deriva sperimentale’ di ispirazione tecno/social. Mi ero fatta l’idea di due giovani intelligenti e progressisti. Non mi hanno delusa.

Come è nato il concept di Makers & Bakers?
Quando Airbnb mi ha contattato non ho potuto rifiutare: “Ambra, please, ci potresti dare una mano alla Milano Design Week? Vorremmo creare un evento nel nostro stile per promuovere partecipazione, condivisione e cultura local – i valori della nostra azienda. Ti lasciamo carta bianca”. Sarebbe stato da pazzi rifiutare: una sfida sana, divertente e molto umana. Insomma, questo era il progetto dei miei sogni.

Qual è il significato della mostra?
L’obiettivo è promuovere e celebrare il design che valorizza la condivisione di un momento speciale: la convivialità del pasto, una delle nostre esperienze più comuni. Quindi abbiamo pensato di trasformare il ristorante Marta, accanto allo Spazio Rossana Orlandi, in un crocevia culturale dove vivere un’esperienza sensoriale. Qui dove convergono persone da tutto il mondo, ci si potrà incontrare per conversare e letteralmente dividersi il pane. In linea con lo spirito di Airbnb, abbiamo allestito un ambiente accogliente dove senza sforzo le persone possono incontrarsi e, chiacchierando, concludere qualche affare. Ma Makers & Bakers è anche un rifugio, dove sostare per ricaricare le energie durante la frenetica settimana del Salone.

Perché hai collegato il mondo hard dei Makers, quello che sperimenta con l’elettronica, a quello soft dei Bakers che nutre il pianeta?
Perché tutti i talenti che abbiamo messo in scena metaforicamente nutrono il pianeta con la propria creatività. A partire dai tre protagonisti: Harriet Were, la fashion knitter (in italiano magliaia) neozelandese che ricamerà stoffe e copri-teiere. Harriet è la sorella gemella di Carter Were, panettiera-chef che con Marta Pulini, preparerà pagnotte ai germogli e semi, servite con marmellate fatte in casa. Mentre l’inglese Zebedee Helm eseguirà dal vivo illustrazioni ispirate da cucchiaini da tè e tovaglioli, nello spazio allestito con Katie Lockhart, interior designer neozelandese, verranno esposti i lavori di 25 creativi provenienti da 14 paesi differenti. Tutti legati al tema del consumo del cibo a tavola. Il filo comune è mettere in scena quell’eccellenza trasversale che promuove un ruolo attivo del design: quello che si impegna a migliorare la vita.

Come avete scelto i designer?
Dossofiorito, Thom Fougere, Jamie McLellan, Giacomo Moor, Study O Portable, Keiji Takeuchi e Henrik Tjaerby, Matteo Fogale e Laetitia De Allegri sono tutti progettisti in cui credo e che voglio sostenere. Abbiamo composto un gruppo internazionale perché meglio riflette la portata globale di Airbnb e puntato su talenti emergenti. La mia collaborazione con l’interior designer Katie Lockhart ci ha permesso di mettere in evidenza le eccellenze neozelandesi: un paese trascurato sulla scena internazionale, ma dall’approccio rigoroso e onesto, con una sensibilità craft diffusa.

Che cosa significa la condivisione per te?
Credo che la condivisione sia uno degli impulsi umani che danno più soddisfazione. Sia che ci si passi un libro letto o un piatto di pasta tra amici: tutte azioni semplici ma significative, che arricchiscono la nostra vita. Oggi però è tempo di evolvere in una cultura chiaramente PRO-sharing. Ormai condividere è diventata un’abitudine: dalle informazioni alle immagini personali, dalle auto alle nostre case ... alcuni dei nostri beni più cari e privati sono ora a disposizione di una comunità più ampia. Airbnb, Uber, Facebook e Instagram sono chiari esempi di questa tendenza.

Sei mai stato in una delle location Airbnb?
Sì, ho iniziato a usare Airbnb a Basilea, quando ero direttore del Design Miami Basel. La città è piccola e non è sufficientemente ricettiva. Così ho provato Airbnb.

Quale futuro per i Maker?
Se questa domanda è sul futuro dei Maker… lo vedo molto luminoso. Credo che le persone continueranno a valorizzare l'innovazione, la creatività e il fatto a mano con amore. Mentre ci muoviamo rapidamente verso una società iper connessa e digitale, siamo tutti alla ricerca di esperienze più particolari e personali che ci fanno sentire autentici


di Paola Carimati / 7 Aprile 2016

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