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Elle Decor Italia

Il caveau di lingotti d’oro di Atelier Biagetti al FuoriSalone 2017

God, progetto curato da Maria Cristina Didero, è il terzo di una serie di indagini sulle ossessioni contemporanee

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Luca Privitera

Un caveau di lingotti d’oro, un supermercato di lusso, una lotteria a premi: è tutto questo, e molto altro, il progetto di Atelier Biagetti per il FuoriSalone 2017. Con la curatela di Maria Cristina Didero, Laura Baldassari e Alberto Biagetti proseguono la loro riflessione sulla contemporaneità che trasforma il design in strumento di analisi e di critica dissacrante: dopo Boby Building, che nel 2015 metteva in scena il culto smodato per la bellezza, e No Sex, con cui l’hanno scorso hanno affrontato l’ossessione per il sesso e la sua mercificazione, alla Milano Design Week 2017 ci aspetta God, tempio al dio denaro con tutta la raffinatezza allo stesso tempo iperrealista e surreale a cui ci ha abituato il duo milanese.

Nel caveau, davanti a un paesaggio delle Cayman – l’ultimo vero paradiso fiscale al mondo – Laura Baldassari, Alberto Biagetti e Maria Cristina Didero ci hanno raccontato il terzo universo che hanno messo in scena, un lavoro di storytelling tra l’allestimento, il design e la performance. 

Alberto Biagetti, Laura Baldassari e Maria Cristina Didero. Tutte le foto: Luca Privitera

Un approccio che ci spiega meglio Maria Cristina Didero: “Laura Baldassari e Alberto Biagetti hanno un modo di guardare al design un po' olistico: analizzano il mondo – da quello che avviene fuori dalla finestra a quello che rimanda lo schermo di un computer, passando da quello che vedono in una mostra – e colgono dei soggetti di loro interesse. Da qui la critica alla ricerca ossessiva della bellezza di Body Building, l'indagine sul sesso di No Sex e, quest'anno, God, un espediente narrativo per raccontare come il denaro, oggi come sempre, possa far girare il mondo. Una rivisitazione dissacrante di questa ossessione, che riflette su quello che il denaro può e non può comprare, una visione della nostra società tradotta in una collezione di oggetti super raffinati, completata da dettagli e performance per dare forma a un universo intorno al soggetto principale".

La scritta GOD troneggia all'ingresso dello spazio. Sotto, il tavolo Tornello. A destra: luce da parete Cavea. A sinistra: altalena The Island.

Cosa ci aspetta nell’universo God?
Laura Baldassari: Ogni nostro progetto è una storia che nasce pensando a un mondo, di cui lo spettatore è parte integrante. In questo caso è uno spazio ibrido, pensato come un caveau ma che funziona come un supermercato, in cui ritroviamo tutti gli elementi legati al consumismo e alla corsa verso il potere e tutte le emozioni legate a questo immaginario: l'euforia, l'attesa, la speranza. Da qui il tavolo realizzato con il tornello di un supermercato, icona pop del consumismo; la valigetta d'oro da cui esce un pallone gonfiato con una piccola circolina luminosa, che racconta quanto si sia smaterializzata l'idea di possesso di oro e di denaro; la grande libreria trasparente dentro cui si incastra uno chandelier luminoso che accoglie i lingotti-oggetto del desiderio.

In primo piano: la valigetta-chandelier The God Light. Dietro, a destra: libreria Euforia. A sinistra: panca Lingotto

God, così come Body Building e No Sex, è una storia che unisce un'architetto, un'artista e una curatrice: come nasce un progetto come questo?
Maria Cristina Didero: Il filo conduttore di tutti i progetti è il coraggio: loro pensano questi mondi con il loro linguaggio, e io sono felice di farne parte. Si tratta di costruire e raccontare una storia, sia essa più o meno reale, più o meno plausibile: chi attacca lo storytelling spesso non ha messaggi da dare, mentre essere solidi su un argomento e portarlo avanti in modo realistico, a tratti persino iperrealistico, è questione di audacia.
Alberto Biagetti: Se dovessi trovare una metafora per raccontare la maniera in cui lavoriamo insieme è quella di un laboratorio di ingegneria genetica dove in maniera precisa e sistematica si mescolano e si cercano coincidenze e sistemi che funzionano. Questo avviene per esempio in macchina, guidando per Milano e scoprendo la città,al di fuori degli spazi che siamo abituati a vivere. Non ci interessa disegnare un nuovo tavolo ma aprire uno scenario sul contemporaneo e sulle ossessioni di tutti noi e dello spazio che ci circonda, fisico o virtuale che sia. In un’epoca in cui viviamo il virtuale come esperienza immersiva e continua, noi abbiamo scelto l’oro, materia sensoriale per eccellenza, il più accecante di tutto rispetto al suo valore reale. 

Nel vostro racconto l'immaginario contemporaneo si trasforma in provocazione attraverso gli oggetti: cos'è il design per voi?
L.B.: Un medium come la pittura e la scultura, un modo per raccontare una storia e per entrare nello spazio più intimo e privato che abbiamo, quello della casa, dove la relazione con gli oggetti si trasforma  in relazione psicologica.
M.C.D.: Per me il design "is about people, not about chairs". Sono felice di a vedere un oggetto interessante, ma sono più felice di conoscere persone interessanti, che il più delle volte sono quelle che poi realizzano progetti di valore. 
A.B.: Trovo affascinante pensare a come la parola design sia cambiata nella storia, alla sua continua evoluzione e al suo perenne abbracciare, lasciare, prendere e rifiutare le persone, gli oggetti, gli spazi, le architetture e le performance. Il design è qualcosa di imprendibile, di cui nessuno riesce a impossessarsi.

atelierbiagetti.com

 


di Carlotta Marelli / 3 Aprile 2017

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