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Elle Decor Italia

Intervista all'imprenditore italiano Alessandro Sarfatti

L'erede di famiglia ci racconta la nascita di Astep: un nuovo brand di lampade di design per sperimentare con la luce

Astep è il nuovo marchio che Alessandro Sarfatti presenterà a Palazzo Litta in occasione della Milano Design Week (C/O A Matter of Perception: Tradition & Technology 2016, Corso Magenta 24).

Un modello imprenditoriale agile e snello, danese, ma con produzione in Italia. Ben radicato nella storia della luce, ma con un tweest decisamente innovativo.

Per chi (ancora) non lo sapesse, Alessandro Sarfatti è l’erede diretto dei grandi maestri del lighting design: nipote di Gino Sarfatti che nel 1939 fonda Arteluce (storica azienda di illuminazione ceduta nel 1973 a Flos) e figlio di Riccardo Sarfatti, figura illuminata che nel 1978 insieme alla moglie Sandra Severi e all’amico Paolo Rizzatto fonda Luceplan.

«Poco dopo la cessione dell’azienda a Philips ho lasciato Milano e spostato tutta la mia famiglia a Copenhagen» racconta Alessandro. È nel 2013 che l’imprenditore inizia a dare forma al suo progetto per portarlo letteralmente alla luce nel 2015. Tutto nasce dall’intuizione di fondere design e tecnologia. Complice la sua capacità di intessere relazioni su scala internazionale.

«L’idea è nata seguendo l’evoluzione del movimento dei makers, giovani ossessionati da algoritmi e circuiti elettronici legati a Massimo Banzi, tra gli inventori del sistema Arduino. A questo mondo di stampanti 3D e taglio laser, dove a un basso investimento in tecnologia corrisponde una larga accessibilità, manca un’identità estetica». Gli oggetti sono intelligenti, ma tendenzialmente poco appealing. E allora come far migrare la sperimentazione più hard in una dimensione soft come quella domestica? Da qui in poi, è un susseguirsi di incontri proficui. «È alla Maker Faire di Roma che incontro Banzi. Il passaparola favorisce i contatti, ed è così che conosco Simona Maschi, direttore del CIID, il Copenhagen Institute of Interaction Design (scuola da lei fondata nel 2007 e che ogni anno diploma circa 30 studenti ): tra i suoi banchi di scuola scopro il lavoro di Bill Verplank, l’inventore dello scroll, il quale mi introduce Nicholas Zambetti», uno smanettone dal CV invidiabile (un passato in Apple, Ideo e Arduino). I due iniziano a lavorare in modalità open source: condividono know how e sensibilità lontane, con l’intento comune di giungere alla sintesi di una nuova bellezza.

Ed eccoci alla novità della Milano Design Week: «Candela è il primo risultato: una lampada - disegnata da Francisco Gomez Paz - che tipologicamente richiama quelle scandinave a olio, solo all’apparenza tradizionale». Tutto ruota attorno all’effetto Seebeck, fisicamente una reazione termoelettrica per cui una differenza di temperatura genera elettricità. «La fiamma prodotta dalla combustione di bioetanolo, un liquido naturale estratto da prodotti agricoli ricchi di zucchero, sprigiona il calore nella parte superiore utile ad alimentare, previo raffreddamento della parte inferiore, le luci Led: sono sufficienti solo 2/3 watt per questo tipo di sorgente». Candela è un oggetto ibrido, illumina senza fili e ricarica cellulari via presa Usb e avvicina l’orizzonte sperimentale, che dai laboratori entra nelle nostre case.

Ma non esiste futuro se non si rispetta il passato. E di questo Sarfatti ne è convinto. ‘We respect the meaning of evolution’ è il claim del marchio. «All’invenzione ho deciso di affiancare la riedizione di altri due pezzi che ho ritrovato nella casa di mia madre: il modello 2065 di Gino Sarfatti del 1950 (fuori catalogo dal 1973) e VV50S di Vittoriano Viganò, del 1951, nelle versioni a terra, parete e sospensione». Perché non esiste evoluzione senza la consapevolezza di ciò che è stato. E innovazione senza solide radici.

http://astep.design/

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di Paola Carimati / 4 Aprile 2016

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