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28 Posti a Milano, l'indirizzo dove andare a mangiare durante il FuoriSalone 2018

Il ristorante sui Navigli che durante la Milano Design Week offrirà un menu firmato a 4 mani dal designer Odo Fioravanti e dallo chef Marco Ambrosino

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Giulio Boem

Make a Dish/Make a Wish. Il nuovo progetto del ristorante milanese 28 Posti per la settimana del Salone del Mobile

Dove mangiare a Milano durante il FuoriSalone 2018? Un indirizzo da annotare è il ristorante 28 posti in via Corsico 1 sui Navigli che, durante la Milano Design Week, offrirà un originale menu d’autore, nato dalla collaborazione tra l'industrial designer Odo Fioravanti e il giovane chef di origini campane Marco Ambrosino, all’insegna del gioco e dell’interazione tra commensali e cibo.

Leggi anche: Il ristorante 28 posti alla Milano Fashion Week

Per il bistrot milanese, che già lo scorso anno si era fatto notare durante il FuoriSalone per avere invitato un gruppo di designer a esibirsi ai fornelli, si tratta di un nuovo interessante progetto, anzi di un esercizio di design, che vede la creazione di una vera e propria capsule collection di piatti-ricette che ridefiniscono il tradizionale concetto di mise en place a favore di un’esperienza inedita, basata su vista e gusto, dove il piatto è inteso nella sua duplice accezione di oggetto d’uso e di pietanza e dove i confini tra chef e designer sembrano meno netti e delineati poiché la ricetta prende forma dal piatto e viceversa.

Titolo della messa in scena, che vedrà gli ospiti interagire con 6 ingegnose macchine per il cibo, è Make a Dish/Make a Wish: esperimento a 4 mani che, già dai nomi delle portate messe a menu, si presenta con la perentorietà di un manifesto, una dichiarazione di intenti in base alla quale il design può fare la differenza trasformando in altro i gesti quotidiani e conferendo alla contemporaneità un valore aggiunto.

Il menu, un pasto completo dall'entrée  al dolce, prevede le seguenti portate:

Climax (macaron d’acciughe, soncino miso e funghi, melone invernale e erbe in conserva), antipasto presentato attraverso un crescendo architettonico di forme che invita ad assaporare il cibo procedendo dal sapore più delicato in quantità maggiore fino a quello più forte in porzione più piccola.

Imbuto (sgombro, dragoncello, fragole sott'aceto, aglio nero), piatto sovrastato da un piccolo imbuto sospeso che può essere azionato a piacimento lasciando che la salsa completi la pietanza.

Ready made di pasta al pomodoro (spaghetti, conserva di lamponi, perilla, yogurt fermentato), piatto di pasta apparentemente tradizionale, coperto da una cloche composta da una ciotola che rigirata diventa una piccola cupola sormontata da 28 pomelli e maniglie differenti. Il progetto è un omaggio al readymade di derivazione duchampiana.

Specchio riflesso (diaframma, fave, erbe, cefalo in carpione di sedano), secondo piatto caratterizzato dall'alternanza tra carne e pesce. Lo snodo è risolto con un piatto unico che grazie a uno specchio completa la sua immagine.

Pre-dessert con suggerimento (shiso, sale e olio all'alloro), interpretazione del classico stecco del ghiacciolo che diventa oggetto di culto rilasciando un gusto legnoso sul palato che rappresenta un ricordo sensoriale fortissimo. Nel progetto il retrogusto si trasforma in un suggerimento scritto sul legno. Da ascoltare oppure no.

Piatto vuoto (yogurt, finocchio, sambuco), sorpresa finale che gioca con l'ospite. Dopo un piccolo momento di spiazzamento si scopre che il piatto vuoto portato in tavola è sottosopra, con la pietanza riportata sul fondo.

Piccola pasticceria a stendere, idea di far volare la piccola pasticceria appendendola a uno stendino.

www.28posti.org

 

Leggi anche: Il ristorante Rigolo alla Milano design Week


di Laura Arrighi / 3 Aprile 2018

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