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Tom Dixon ha aperto un cinema (e il cuore) a Milano

Il legame con la città e il Salone del Mobile, collezioni sempre più ampie ed eroi personali: intervista con un fuoriclasse del design

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Tom Dixon protagonista della Milano Design Week: presso la storica Galleria Manzoni di via Manzoni, nel cuore della città, ha portato a Milano il concept Multiplex, mettendo in scena l'interno mondo Tom Dixon anche con svariati partner e nuove collaborazioni, tra spazio espositivo e intrattenimento. Foto di: Federico Floriani 

Tom Dixon e Milano, gli inizi e il debutto al Salone del Mobile: una relazione di vecchia data e affetto reciproco, in un crescendo di successi e clamore, fino a quest’anno, quando Tom, durante la Design Week, è stato premiato con il riconoscimento alla Carriera per appunto il suo contributo alla storia del Fuorisalone.

Da The Restaurant dell’anno scorso alla Rotonda della Besana (leggi anche → Ospitalità firmata Tom Dixon) a Most al Museo della Scienza e della Tecnica del 2012 e 2013 con tanto di prototipazione in loco e regalo di sedie, a The Cinema del 2015 con concerto della propria band e lui al basso, Tom Dixon alla Milano Design Week ha sempre creato eventi di ineguagliabile forza e richiamo, sapientemente mescolando anteprime e commercio, intrattenimento e affari, addetti ai lavori e grande pubblico.

Quest’anno, il designer inglese nato in Tunisia, dall’affascinante carriera di autodidatta e imprenditore a Londra ed eclettiche passioni tra rock, motociclette e cibo, ha portato nel cuore della città Multiplex: la Galleria Manzoni per la settimana è diventata suo quartier generale, un vero e proprio universo Tom Dixon con svariati partner, amici e novità, dal letto/divano Delaktig con Ikea, a proiezioni cinematografiche e aperitivi, con la chicca della presentazione di una Moto Guzzi Edizione Unica a sua opera, la Tomoto.

Foto di: Federico Floriani

Tom sei un veterano e un fuoriclasse della Milano Design Week! Andiamo in ordine cronologico. Un balzo indietro: la tua prima esperienza: quando, che cosa e come? 

Nel 1990, presentavo con Cappellini la S-Chair. Eravamo da 10 Corso Como, si trattava di una mostra a tre: io, Marc Newson e Kris Ruhs. All’epoca Carla Sozzani aveva appena finito da Romeo Gigli e stava incominciando 10 Corso Como. Per tutti noi era la primissima volta a Milano con l’occasione del Salone del Mobile - e per me anche il primissimo contatto con l’industria italiana.

Che cosa Milano e il Salone del Mobile significano così per te e la tua carriera? E la città stessa, con la sua storia del design?                        

Una rivelazione, direi un nuovo inizio. È la città dove ho imparato il valore del design per l’industria e dove ho incontrato per la prima volta artigiani e imprenditori sinceramente appassionati e impegnati a migliorare il prodotto. 

Foto di: Federico Floriani

Foto di: Federico Floriani

Questa Design Week hai stabilito il tuo quartier generale nel cuore della città, hai preso tutta la Galleria Manzoni in via Manzoni, con le sue vetrine di solito abbandonate e anche il cinema, in disuso da anni, in collaborazione con svariati partner, primo tra tutti Ikea per presentare il progetto del divano Delaktig (foto sopra). Un evento quasi senza uguali per maestosità, ambizione e impegno. Com’è andata?
In modo grandioso! 22,000 visitatori, tutti i partner soddisfatti, da Ikea a Sonos, da Ragamuf a Pirelli (leggi anche Tom Dixon e Pirelli  www.elledecor.it/salone-del-mobile/tom-dixon-pirelli-fuorisalone-2017), ordini più copiosi di sempre. Ho un team quasi collassato, esausto ma molto contento!

È Milano ancora la settimana più importante per il settore e il mercato, o vedi nuove città e appuntamenti emergere?
No, non c’è paragone! Per volume di visitatori e la varietà degli incontri e opportunità - addetti ai lavori, buyers, negozi, giornalisti, opinion leaders - la settimana di Milano, con la fiera e il Fuorisalone, non ha uguali.

La prima volta era il 1990: 27 anni così per te di Milano Design Week, divenendo il protagonista del Fuorisalone, la destinazione di ogni itinerario e della settimana. E quest’anno anche il Premio alla Carriera, il Lifetime Achivement Award per aver fatto come designer appunto la storia del Fuorisalone. Il tuo primo pensiero quando l’hai ricevuto?
Eheh, volevo quello come talento emergente, giovane promessa… così ero depresso!  

Qualche aneddoto o ricordo particolare ancora legato a Milano?
La prima volta, nel '90: ho dormito su una panchina, ricordo ancora il freddo!

Circola questo episodio, è vero quindi?
Sì, una sola notte, nel parco dietro al Castello Sforzesco. Non avevo abbastanza soldi per un hotel.

Foto di: Federico Floriani

Veniamo alle nuove collezioni e proposte che hai appena presentato al Multiplex: la collaborazione con Ikea appunto, l’illuminazione, ma anche la riedizione dei tuoi primissimi pezzi e sedute, dalla S-Chair alla Pylon (foto sopra)…
Sì, rappresentano i miei inizi, la mia storia. La S-Chair, in un modello diverso, è anche in produzione con Cappellini, ma tenevo a riappropriarmene.  È come un prequel per il cinema, come Star Wars!

Collezioni che si ampliano anche in nuove tipologie di famiglie. Per la prima volta, esplori un campo più ‘soffice’: cuscini e coperte, bouclé, velluti e lana…
Sì, è davvero solo l’inizio di un’avventura sempre più morbida, che ci darà sempre più colore, comfort e texture.

Il tuo processo creativo, proposte e funzioni…
Ehheh, è più che altro la teoria del caos. Guardo a tutte le cose in un modo abbastanza disorganizzato, ma a un certo punto un filo conduttore, un motivo emerge.

Foto di: Federico Floriani

Hai sempre il polso della situazione sul mercato, le attitudini delle persone, il loro modo di abitare e vivere. Un designer come un antropologo e sociologo?
Direi più un esploratore…

Domanda classica allora. Il sogno da bambino: che cosa volevi diventare?
Pompiere! Mi piacevano i grandi camion rossi con le sirene. Avevo solo 5 anni!

Eroi personali e/o professionali?
Sì! Jimmy Hendrix, perché era un totale individualista. Nicola Testa, un grandissimo inventore. Poi Buckminster Fuller, e Noguchi.

Da bassista nella Londra degli anni ’70 a designer-imprenditore con il marchio Tom Dixon e un modello di business unico nel panorama, il ristorante Dock Kitchen a Londra e collezioni e idee sempre più ampie e clamorose. Batti sul tempo il mercato e sembri non sbagliare mai un colpo. Quale la chiave di questo successo?
In realtà molti errori e fallimenti, ma sempre l’entusiasmo e il desiderio di vedere e fare le cose da una prospettiva diversa. Non ho mai sentito la necessità di essere come qualcun altro.

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro?
Segreto!

Almeno un’anticipazione?
Posso annunciare l’apertura a fine maggio di un negozio a Hong Kong, e del ristorante Publicis Drugstore a Parigi…

Dopo Milano, il prossimo appuntamento internazionale per design e arredamento: a fine maggio a New York, ICFF. Sarai presente?
Sì, saremo a New York ma quest’anno non esponiamo a ICFF. Dall’estate scorsa abbiamo un nostro store in Howard Street (leggi anche → Tom Dixon a New York ) e così organizzeremo un block party lì. E abbiamo appena portato, con un pop-up, le nostre collezioni da Barneys. 

Piccola e grande scala, da candele, lozioni per le mani e anche un detersivo chic per i piatti, all’interior di ristoranti e residence da Londra all’Australia. Il fascino di ogni progetto per te?
Una nuova avventura. Sono sempre al mio meglio quando sono un dilettante e affronto il progetto non ancora da esperto.

Tom Dixon al Multiplex con un partner d'eccezione: Moto Guzzi. Anteprima per la Tomoto, moto customizzata da Tom - Edizione Unica per Guzzi, di cui il designer inglese è da sempre un sincero appassionato. Foto di: Federico Floriani

 www.tomdixon.net 


di Caterina Lunghi / 21 Aprile 2017

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