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Alla scoperta di Pechino: gli hotel, i ristoranti, i negozi da non perdere

Beatrice Leanza, creative director della Beijing Design Week, ci guida alla scoperta della capitale cinese, fra luoghi inediti e nomi emergenti

Una città dalle infinite sfaccettature che procede, con ritmo veloce, a ridefinire se stessa. Senza sosta. Pechino è una metropoli in continua trasformazione, sospesa tra memoria del passato e una spinta verso il futuro, che ricerca con vitalità e energia inimmaginabili.

A guidarci Beatrice Leanza, creative director della Beijing Design Week (leggi → l'intervista). Alla scoperta di luoghi dell’arte, nuovi negozi e influencer in tema di design e architettura. “Ho cercato di allontanarmi dai luoghi canonici, puntando su indirizzi inediti”, spiega. “Pechino è il concentrato di un eclettismo storico unico: qui convivono tracce di passato e grandi cambiamenti che sono il prodotto della pura contemporaneità”.

Ospitalità e Food. I funzionali ma modesti alberghi di un tempo hanno lasciato il posto a hotel dal comfort assoluto, con il loro corredo di stelle, centri benessere e piscine. In centro, vicino alla Città Proibita, The Temple è un hotel e ristorante situato negli spazi suggestivi di un tempio antico. Ultra contemporaneo è l’Hotel Conrad, firmato da Ma Yansong /MAD: un edificio avvolto da una sorta di rete dalle forme organiche. Anche la cucina è il frutto della trasformazione. “Nessun altro luogo in Cina può essere considerato culla culinaria come Pechino. Qui è possibile trovare piatti classici come il raviolo al radicchio e i piccantissimi spaghetti sichuanesi. Ma anche il miglior sushi e specialità delle varie province, dal dim sum al montone uiguro”. Le Case del tè tradizionali (leggi anche → La casa da tè di Kengo Kuma & Accociates) sono diminuite, ma le eccellenze sono ancora presenti. Specie se riviste in chiave ultra moderna come la Green T. House, che è anche ristorante e Spa. L’alternativa a questi luoghi sono i nuovi bar/caffè, preferiti dai giovani. All’interno di Opposite House, il Mesh è un lounge bar da poco ridisegnato da Neri&Hu, decisamente cool. Molto amato dai giovani è il club 8MM, nell’ex spazio dell’Hard Rock Café, luogo di eventi, discoteca e anche ristorante, con la cucina creativa dello chef Wallace Liu. Drink e un menu internazionale al Capital M, che ha una terrazza da cui si gode un’incredibile vista su piazza Tienanmen.

Fashion e Design shopping. “Molti giovani talenti si formano all’estero ma tornano qui per occupare un ruolo di primo piano nel mondo imprenditoriale e creativo”: una nuova generazione di fashion designer ha trovato a Pechino il punto di riferimento per esplorare i territori della contaminazione e della ricerca, sviluppando uno stile personale, e boutique dedicate. Non mancano concept store di stile internazionale quali Triple Major, dove sono riunite etichette fashion indipendenti da tutto il mondo in uno spazio che replica l’interno di una antica farmacia, nel Dashilan district: questo quartiere, uno dei più antichi, sta seguendo un percorso diverso dalle altre zone che hanno subito grandi demolizioni, grazie ad architetti e designer che promuovono una gentrification sostenibile. A Dongcheng, vale una visita il vintage inedito anni ’50-60 di Lost & Found. Pechino gioca di opposti, e alterna le botteghe artigiane ai mega store avvolti da sfavillanti neon che accolgono i marchi del lusso: un esempio fra tutti, Shang Xia del gruppo Hermès, in un corner firmato da Kengo Kuma all’interno del China World Mall, uno dei principali store di brand internazionali.

Arte e architettura. “Dopo anni di intensa urbanizzazione i progettisti stanno guardando alla scala più piccola, quella dell’abitare e delle micro realtà vernacolari: cercando strategie di intervento per offrire beneficio e ispirazione a una comunità”. Dunque ancora opposti: dagli edifici ultra moderni della periferia ai piccoli musei, dai templi alle esposizioni del Dashanzi 798 Art District, fulcro della scena artistica più attuale. In zona, da non perdere il nuovo Minsheng Art Museum progettato da Pei Zhu, inaugurato da poco, e lo UCCA (Ullens Center for Contemporary Art), con lo store che propone
le sue edizioni d’arte e di design. Più lontano, nella periferia oltre il quinto Ring Road, da vedere l’arte sperimentale in spazi meno alla moda. Progettato dall’artista e architetto Ai Weiwei, il Three Shadows Photography Art Center è la prima galleria cinese di fotografia dove scoprire opere che sono espressione diretta della cultura di oggi. Ai Weiwei ha in corso una personale alla Galleria Continua (leggi → l'articolo sulla mostra), che da San Gimignano ha aperto al 798, 10 anni fa, uno spazio pionieristico (fino al 6/12). “Se i progressi nell’arte hanno dominato la prima decade del secolo globale cinese,
la seconda si è aperta alla multidisciplinarietà, all’ibrido, connesso al recupero di eccellenze millenarie. La ricerca del passato infatti fa parte dell’identità ed è anche fattore espressivo degli artisti, progettisti e designer più giovani”. 

SCOPRI ANCHE:
→ lo Speciale Beijing Design Week 2015, con le interviste ai protagonisti e gli eventi più importanti


di Filippo Romeo e Piera Belloni / 5 Novembre 2015

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